L’inferno dei bagni al drive in: “Dobbiamo farla nelle bottiglie”

L’inferno dei bagni al drive in: “Dobbiamo farla nelle bottiglie”

 

“Sono qui da otto ore ed ho anche la febbre, è vergognoso”, si sfoga un uomo a bordo della sua utilitaria. La coda delle auto che attendono di varcare il cancello dell’ospedale San Giovanni Addolorata, uno dei drive in della Capitale dove si può effettuare il tampone per il Covid, arriva fino alla piazza del Vicariato.

“Ci siamo messi in fila stamattina alle 8.40, sono le 17.30 del pomeriggio e ancora non siamo riusciti a fare il tampone”, ci dice una signora. “Per mangiare e bere come si fa?”, chiediamo. Le risposte sono le più disparate. C’è chi si è portato le provviste da casa: acqua, un panino e magari un libro per ammazzare il tempo. I più fortunati, o perlomeno quelli senza obbligo di quarantena, sono andati al bar che si trova lungo la via. “È un calvario, sono al volante da stamattina, non sono mai sceso dall’auto, ogni dieci minuti dicono di avanzare ma non si arriva mai”, sbotta un cittadino straniero.

Qualcun altro, invece, è rimasto a digiuno proprio per paura di perdere il posto. “Sto con un caffè da stamattina alle 9”, ci dice un ragazzo con il volto provato dalle lunghe ore di attesa. “Ma non vi hanno offerto neanche una bottiglietta d’acqua?”, gli domandiamo. “Figuriamoci”, sorride. Negli abitacoli ci sono decine di persone esauste, sfibrate dall’attesa e dai sintomi del virus. Ce la fanno a malapena a parlare. Per arrivare a varcare il cancello del drive in, infatti, bisogna affrontare una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

E se reperire cibo è quasi impossibile, anche andare alla toilette può diventare un’impresa. All’ingresso dell’ospedale ci sono tre bagni chimici, ma nessuno si fida ad utilizzarli. “Non mi sembra proprio il caso vista la situazione, se non avessi il Covid non rischio di infettarmi entrando in uno spazio angusto dove sono entrati chissà quanti prima di me”, è la tesi di una signora. Ha appena fatto il tampone e ci saluta frettolosamente: “Devo andare a casa, immaginate perché”. “Sicuramente non è la soluzione ideale, io per fortuna non ho avuto bisogno di andarci”, dice un altro ragazzo.

 

Chiediamo un parere ad un uomo che ne ha appena utilizzato uno. “L’ho fatto senza problemi, sono sicuri perché autopulenti”, assicura. “Ma il gel igienizzante c’è?”. “Adesso non esageriamo”, replica. Non è chiaro, poi, se i servizi siano a disposizione dell’utenza o soltanto del personale. “Ho chiesto di poter andare in bagno e mi hanno detto di no”, denuncia un uomo sulla cinquantina. Per ovviare al problema, quindi, ci confida di aver usato un vecchio sistema: “L’ho fatta nella bottiglia”.

La risposta ci lascia esterrefatte, ma basta poco a scoprire che in molti ricorrono alla stessa tecnica. Insomma, in questi giorni nella Capitale chi deve sottoporsi al test anti-Covid deve prima passare per un vero e proprio girone infernale. Ieri l’assessorato alla Sanità è corso ai ripari, istituendo l’accesso su prenotazione in quattro drive in: quello di Santa Maria della Pietà, del Centro Carni di via Palmiro Togliatti, del Santa Lucia e dell’ex ospedale Forlanini. E poi, dalla prossima settimana, l’ingresso sarà consentito soltanto con prenotazione online in tutti i presidi.

Al Forlanini, dove il nuovo sistema è appena entrato in vigore, le auto non sono più incolonnate. Ma a ben vedere c’è ancora chi attende, stavolta all’interno dell’auto parcheggiata in doppia fila. “Li ho fatti sparpagliare qua e là”, ci confida un addetto alla sicurezza. “Ora speriamo che le code non si trasferiscano sul web”, commenta invece il papà di un bambino. Nella scuola calcio del piccolo c’è stato un caso positivo: “Dobbiamo fare il tampone ma non riesco a prenotarlo e quindi per precauzione dobbiamo stare in casa finché non ci riusciremo”.

In attesa di un potenziamento ulteriore della rete, che la Regione Lazio ha promesso per le prossime settimane, quindi, si prevedono nuovi disagi.

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