L’EURO CONVIENE SOLO ALLA GERMANIA, L’ITALIA DEVE USCIRE IMMEDIATAMENTE

Per chi ancora non lo avesse capito rimanere nell’euro conviene solo alla Germania, ecco perché i tedeschi non hanno mai messo in discussione la loro uscita ed anzi difendono a spada tratta l’eurozona. Quanti italiani si sono mai posti queste domande: per chi lavora la stampa italiana? Per chi lavora la politica italiana? Per l’Italia o per Berlino? Se lavorasse per informare correttamente gli italiani, interviste critiche su quanto rappresenti per l’Italia una fregatura rimanente ancora nell’euro, come ad esempio quella fatta ad un ex ministro tedesco che con toni molto critici ha chiaramente dichiarato qualche tempo fa che l’euro fa guadagnare solo la Germania a discapito dell’Italia, sarebbero in prima pagina su tutti i quotidiani e la gente inizierebbe a trarne le proprie conclusioni. In Germania, invece, non si fanno problemi a dirlo con chiarezza che l’euro per loro rappresenta la loro ricchezza. Anche perché hanno interessi opposti.

Ci fu anche un pezzo dello Spiegel Online, datato 13 giugno 2012 (ben 6 anni fa), che disse con chiarezza: “ Con l’uscita dall’euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo”. Ed invece quella della Germania inizierebbe proprio in quel preciso momento. Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite subite al sistema dei pagamenti intraeuropei.

Dal 2005 ad oggi, la Germania ha aumentato la produzione industriale di più del 12%, mentre la media degli altri paesi europei l’hanno ridotta specularmente (-14% in media). Dati del tutto identici per la bilancia commerciale e per quella dei pagamenti: i guadagni della Germania sono speculari alle perdite ad esempio di Italia e Francia. Questo fenomeno, prima dell’introduzione dell’euro semplicemente non esisteva (le economie meno forti, di tanto in tanto svalutavano e tornavano competitive). Nei primi anni 2000, la Germania era il grande malato d’Europa, pochi lo ricordano, ma era cosi’, ed aveva andamenti del PIL asfittici, perfino peggiori in alcuni anni alla disastrata Italia.Ora però le cose sono radicalmente cambiate per la Germania. L’economia tedesca e’ favorita dall’Euro. L’esatto opposto invece vale per tutti gli altri stati, chi piu’, chi meno tanto il paese e’ piu’ debole, tanto piu’ l’Euro causa tracolli produttivi e dei conti esteri, e di conseguenza indebolimento economico. L’economia tedesca, che in questi anni s’e’ rafforzata anche grazie a riforme e ristrutturazioni, si basa su imprese manifatturiere medio-grandi, innovative, che riescono ad avere processi di razionalizzazione e contenimento costi migliori rispetto ai competitors del resto d’Europa.
L’Italia ma anche altri paesi nelle UE non hanno fatto riforme ed hanno sistemi politici piu’ ingessati e burocratizzati; le imprese di questi paesi, generalmente sono di dimensione inferiore, meno propese all’export, spesso familiari e meno propense alla ricerca ed all’innovazione. Se rimarrà l’euro la Germania continuerà a rafforzarsi ai danni degli altri stati dell’Eurozona compresa l’Italia. Anche se in Italia e negli altri stati UE ci fossero dei governi efficienti, questa tendenza non potrebbe essere invertita per vari anni. E va detto che ogni decisone di riforma e ristrutturazione ha comunque effetti sul medio e lungo termine.

Per tornare ad essere competitive, le imprese Italiane, dovrebbero compire una fortissima ristrutturazione, passando dal modello attuale: piccole, familiari, iper-tassate, poco innovative a quello tedesco: grandi, aiutate dal sistema paese, de-tassate, innovative. Ho un po’ semplificato il discorso anche perche’ ciascuno di questi paesi ha delle sue peculiarità’, ma la sintesi e’ questa. Ovviamente anche se al governo dell’Italia e degli altri stati UE arrivasse il Padre Eterno tale trasformazione non sarebbe possibile. Tra l’altro tale trasformazione potrebbe avvenire, solo se in queste nazioni ci fosse una profonda ristrutturazione, che faccia dimagrire lo Stato e che renda la pubblica amministrazione piu’ efficiente.

Sta succedendo che la Germania si arricchisce a spese di tutti gli altri stati europei totalmente incapaci di reagire con delle riforme e di prendere delle contromisure valide. Il processo, negli anni diventa sempre piu’ intenso, e si auto-alimenta. I dati sono palesi. Tra 5 anni, di fatto, ci saranno molti paesi in Europa che saranno semi-deindustrializzati e la Germania avra’ maggior forza per competere nel mondo. Ovviamente questo processo non porta solo a trasferire produzione o export ma anche Pil , occupazione e capitali.

Ora l’unica cosa che conviene al nostro Paese è immediatamente uscire dall’Euro e parallelamente fare quelle riforme che servono al paese per abbassare la pressione fiscale, sburocratizzare le norme che rendono quasi impossibile fare impresa così da poter rilanciare l’economia, far arrivare più soldi nelle tasche degli italiani che possono spenderli creando richiesta e facendo concretamente ripartire i consumi.

Non c’è più tempo per pensare ne da perdere. Ogni anno nell’EURO ci “costa” la sparizione della produzione industriale di una regione tipo la Liguria trasferita de facto in Germania o altrove. In pochi altri anni il gioco sara’ fatto e saremmo definitivamente fregati. Ribadisco che l’uscita dall’euro va fatta in parallelo a forti riforme strutturali. Comunque più rimandiamo l’uscita dall’euro e più sarà difficile riprendersi dopo. Non esiste alcun santo che può salvarci se non facciamo questo passo. L’Italia ha due punti di forza economici: l’industria manifatturiera e i risparmi privati. La prima è un tracollo a causa proprio dell’euro es in parte a causa dalle classi dirigenti e l seconda sta iniziando a sua volta a calare.

L’indebitamento economico causato dalla perdita di produzione ma anche dalle mancate riforme insieme alla folle pressione fiscale stanno ammazzando pure il risparmio. Più aspettiamo e più deterioriamo sia le imprese e sia il risparmio degli italiani. Sotto un certo livello non ci sarà più svalutazione che tenga e non avremmo più massa critica per riprenderci e diventeremo schiavi a casa nostra.