“Lascia un grande vuoto”. Il dolore di Sergio Mattarella: le sue parole scuotono tutti

Ci sono figure che riescono a superare il proprio tempo, trasformando idee apparentemente semplici in movimenti capaci di cambiare il modo in cui intere generazioni guardano il mondo. La scomparsa di Carlo Petrini appartiene a questa dimensione. Non è soltanto la perdita del fondatore di Slow Food, ma l’addio a un uomo che ha inciso profondamente sulla cultura italiana e internazionale, ridefinendo il rapporto tra cibo, ambiente, territorio e identità.

In queste ore il dolore si è esteso ben oltre i confini del mondo gastronomico. A renderlo evidente sono state soprattutto le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto ricordare Petrini con un messaggio di cordoglio intenso e personale.

“Lascia un grande vuoto”, ha scritto il Capo dello Stato, sottolineando il valore di una figura che nel corso degli anni è riuscita a trasformare un’intuizione culturale in un modello riconosciuto a livello mondiale.

Il ricordo di Sergio Mattarella

Nel suo messaggio, Mattarella ha evidenziato come Carlo Petrini sia stato capace di anticipare temi che oggi occupano stabilmente il centro del dibattito internazionale: sostenibilità ambientale, tutela della biodiversità, valorizzazione delle culture locali e rispetto delle tradizioni rurali.

Quando questi argomenti erano ancora considerati marginali, Petrini aveva già intuito i rischi di una globalizzazione capace di cancellare identità, differenze e legami con il territorio. La sua risposta non fu mai ideologica o astratta, ma concreta: costruire una rete internazionale fondata sulla qualità del cibo, sulla dignità del lavoro agricolo e sul rispetto per la terra.

Mattarella ha ricordato proprio questa capacità di guardare avanti, trasformando il cibo in uno strumento di cultura, responsabilità e consapevolezza collettiva.

Da Slow Food a Terra Madre: una rivoluzione culturale

Fondata negli anni Ottanta, Slow Food è diventata nel tempo molto più di un’associazione. Grazie alla visione di Carlo Petrini, si è trasformata in un movimento globale presente in decine di Paesi, capace di unire produttori, agricoltori, studenti, cuochi e comunità locali attorno a un’idea diversa di sviluppo.

Uno dei progetti simbolo di questa visione è stata Terra Madre, la rete internazionale che ha dato voce alle comunità agricole spesso escluse dai grandi processi economici globali. Un lavoro che ha contribuito a difendere prodotti tradizionali, biodiversità e filiere sostenibili.

Per Petrini, il cibo non era mai soltanto consumo o piacere. Era cultura, identità, etica e responsabilità sociale.

Il cordoglio delle istituzioni

Accanto al messaggio del presidente della Repubblica sono arrivati numerosi attestati di stima dal mondo politico e istituzionale.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito Petrini “una figura centrale della cultura alimentare italiana”, ricordandone la passione e la capacità di trasformare un tema apparentemente settoriale in un impegno civile riconosciuto a livello internazionale.

Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto rendergli omaggio attraverso i social, sottolineando il valore umano e culturale della sua eredità.

“Ha trasformato il nutrirsi in cultura, rispetto della terra e solidarietà”, ha scritto Tajani, richiamando anche l’importanza dei progetti internazionali sviluppati da Slow Food.

L’Università di Pollenzo e l’eredità lasciata ai giovani

Tra le opere più significative lasciate da Carlo Petrini c’è anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nata con l’obiettivo di formare nuove generazioni capaci di coniugare sapere scientifico, sostenibilità e cultura alimentare.

Un progetto innovativo che ha attratto studenti da tutto il mondo, trasformando l’Italia in un punto di riferimento internazionale nel settore della formazione gastronomica.

Anche in questo caso emerge la dimensione più profonda della sua visione: creare comunità, costruire consapevolezza e offrire strumenti concreti per immaginare un modello di sviluppo più equilibrato e umano.

Un’eredità che va oltre il cibo

La sensazione diffusa, oggi, è che con Carlo Petrini se ne vada molto più di un intellettuale o di un organizzatore culturale. Se ne va una voce che aveva saputo interpretare in anticipo le grandi sfide contemporanee.

Il suo messaggio ha cambiato il modo in cui milioni di persone guardano ciò che finisce nel piatto, ma anche il rapporto con il territorio, il lavoro agricolo e l’ambiente.

Ed è forse proprio questo il significato più autentico delle parole di Sergio Mattarella: “lascia un grande vuoto”. Non una formula istituzionale, ma il riconoscimento di una perdita che riguarda un intero Paese e una visione del futuro costruita con pazienza, idee e coerenza.