La storica azienda chiude lo stabilimento italiano e taglia 1700 posti: un disastro!

L’azienda multinazionale svedese Electrolux ha annunciato un drastico piano di ristrutturazione che sta scatenando forti proteste da parte dei sindacati e allarmando l’intero settore manifatturiero italiano. La decisione prevede il taglio di circa 1.700 posti di lavoro, quasi il 40% della forza occupazionale del gruppo nel nostro Paese, con particolare impatto nel distretto industriale delle Marche, già duramente colpito da anni di crisi.

Durante un incontro a Mestre con le organizzazioni sindacali, Electrolux ha comunicato il suo nuovo piano industriale, che prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona. Questo stabilimento, specializzato nella produzione di cappe di alta gamma, dà lavoro a circa 170 dipendenti. La decisione più controversa riguarda il trasferimento della produzione di cappe in Polonia, una scelta che i sindacati interpretano come un colpo duro per il settore degli elettrodomestici nel territorio di Fabriano e delle Marche in generale.

Le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm hanno denunciato che Electrolux sta progressivamente smantellando la presenza produttiva in Italia, con un vero e proprio “scempio industriale”. La preoccupazione principale è non solo per i posti di lavoro diretti coinvolti dai tagli, ma anche per l’indotto, che rischia di subire un’ulteriore battuta d’arresto, aggravando la crisi di uno dei comparti industriali storicamente più importanti del Paese.

In risposta a questa situazione, le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero nazionale di otto ore, con lo stato di agitazione permanente in tutti i siti italiani del gruppo. Le proteste sono accompagnate da richieste di intervento urgente da parte del governo, che viene sollecitato a convocare un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo è bloccare il piano di ristrutturazione e avviare una trattativa per salvaguardare posti di lavoro e produzioni.

Barbara Tibaldi della Fiom ha dichiarato che non si consentirà “l’ennesimo scempio industriale”, mentre Gianluca Ficco della Uilm ha espresso preoccupazione per il rischio di perdere un intero settore nel giro di pochi anni senza interventi strutturali adeguati.

A peggiorare la situazione, Electrolux avrebbe escluso la possibilità di una partnership con il colosso cinese Midea, soluzione che aveva rappresentato una speranza in alcuni mercati come gli Stati Uniti. Questa scelta riduce ulteriormente le possibilità di mantenere produzioni e occupazione sul territorio italiano, aggravando le tensioni tra lavoratori, sindacati e azienda.

Il caso delle Marche e del distretto di Fabriano rappresenta uno dei capitoli più delicati della crisi industriale italiana, che negli ultimi anni ha già causato la perdita di migliaia di posti di lavoro con molte aziende che hanno trasferito le produzioni all’estero per ridurre i costi. L’annuncio di Electrolux rischia di rappresentare un punto di svolta, con ripercussioni sociali ed occupazionali di vasta portata, soprattutto nelle aree più vulnerabili.

Resta alta la preoccupazione per un settore che, già in difficoltà, potrebbe subire un ulteriore colpo, evidenziando la necessità di interventi tempestivi e concreti da parte delle istituzioni e delle imprese per tutelare il Made in Italy e il suo patrimonio industriale.