LA PROFEZIA DEL PREMIO NOBEL: “SIAMO ALLE PORTE DI UNA…” 

Gli ultimi anni hanno visto il mondo attraversare sconvolgimenti epocali che hanno lasciato un’impronta indelebile sulla storia dell’umanità. La pandemia da COVID-19 ha rappresentato uno dei momenti più gravi e sfidanti, affrontato con coraggio e impegno collettivo, ma con conseguenze gravose per milioni di persone in tutto il mondo.

L’ascesa del COVID-19 ha segnato una svolta senza precedenti nel modo in cui viviamo, lavoriamo e interagiamo. Le restrizioni, i lockdown e le misure di distanziamento sociale hanno portato a cambiamenti radicali nelle nostre vite quotidiane. Oltre alle tremende perdite di vite umane, la pandemia ha provocato un’ampia gamma di conseguenze socio-economici, mettendo a dura prova i sistemi sanitari, l’economia globale e la coesione sociale.

Oltre alla pandemia, il mondo ha dovuto affrontare gravi tensioni geopolitiche che hanno portato a crisi in varie regioni del globo. Basti pensare alle tensioni tra la Russia e l’Ucraina, che hanno portato nuovamente il mondo a dividersi in due blocchi, quello filo-russo e quello filo-americano.

In questo contesto di sconvolgimenti e incertezze, il peggio non sembra ancora essere passato. Cosa potrebbe attendere l’umanità? Purtroppo siamo sull’orlo di quella che sembra essere l’ennesima catastrofe.

A fare luce su quello che potrebbe succedere a breve ci ha pensato un grande premio Nobel, che sta sbalordendo tutti con una profezia da brividi. Di cosa si tratta? Le sue parole non sono affatto rassicuranti: scopriamo tutti i dettagli

In un’intervista esclusiva all’agenzia spagnola Efe, il dottor Carlos Umaña, medico e Premio Nobel per la Pace, condivide senza filtri la sua preoccupazione riguardo al pericolo imminente delle armi nucleari. Umaña, noto per il suo impegno contro le armi atomiche, è co-presidente di Ippnw e membro del direttivo di consulenza di Ican, due importanti organizzazioni che si battono per la pace.

Umaña, attualmente a Barcellona per partecipare a eventi pro-pace, sottolinea che siamo di fronte al rischio più alto della storia di iniziare un nuovo scontro nucleare. Per lui, la chiave per porre fine a questo pericolo è la “stigmatizzazione” di questo tipo di strumenti, ma questo richiede un movimento sociale forte in grado di esercitare pressione sui decisori politici.*

Le sue parole sono particolarmente forti nei confronti del leader russo Vladimir Putin, accusato di non preoccuparsi del benessere dei civili e di gettare nel panico il mondo con l’uso di armi non convenzionali.

Per Umaña un nuovo conflitto nucleare potrebbe causare centinaia di milioni di perdite all’istante e potenzialmente portare alla fine della specie umana. Oltre alle perdite umane, gli effetti si farebbero sentire anche sul clima, con tremende conseguenze sull’ambiente.

Nonostante la gravità della situazione, Umaña vede nell’attuale crisi un’opportunità di cambiamento. “Il bello di questa crisi è l’opportunità di cambiamento per arrivare al disarmo nucleare. Con la ICAM  di cui faccio parte, stiamo promuovendo un trattato multilaterale affinché i Paesi si impegnino a proibirle. Attualmente è stato firmato da 91 paesi ma il fatto stesso di esistere mette gli altri non firmatari ad un bivio per decidere quale sia la loro posizione”, ha concluso Umana.