“La nuova vita della moglie”: Bossetti, cosa si scopre

Massimo Giuseppe Bossetti, il noto condannato in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio, torna a far parlare di sé grazie al nuovo programma “Belve Crime”, spin-off del celebre talk show condotto da Francesca Fagnani, in onda su Rai 2 a partire da questa sera. L’intervista esclusiva al detenuto di Bollate riaccende il dibattito pubblico su uno dei casi più controversi della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi anni.
Dove si trova oggi Massimo Bossetti e cosa fa in carcere?
Attualmente, Bossetti sconta l’ergastolo nel carcere di Bollate, in provincia di Milano, dove si trova dal 2014, anno della condanna definitiva confermata dalla Corte di Cassazione. Nonostante il clamore mediatico, l’uomo ha cercato di ricostruire una nuova quotidianità all’interno del penitenziario, dedicandosi a attività lavorative e progetti di riabilitazione.
Dal 2024, Bossetti lavora in un’area industriale del carcere grazie al progetto “2121”, che gli permette di produrre componenti in alluminio e lamiera per la coibentazione termoacustica. In una rara intervista rilasciata a Telelombardia, ha spiegato di aver gestito personalmente la riconversione dell’area di lavoro, sottolineando come il lavoro gli dia dignità e un senso di obiettivo: “Tutti gli interventi per adattare la struttura alla nuova attività metalmeccanica li ho eseguiti personalmente”.
Oltre al lavoro, Bossetti ha partecipato nel 2024 al concorso gastronomico interno “Cuochi Dentro”, dove il suo piatto “Portafoglio farcito full optional” ha ricevuto un riconoscimento speciale. Durante la competizione, ha condiviso un momento di grande emozione: “Ogni volta che cucino, mi commuovo. Penso a tutto ciò che ho perso, ma che porto ancora nel cuore”.
La battaglia per l’innocenza e le richieste di revisione
Nonostante la condanna definitiva, Bossetti continua a proclamarsi innocente e ha presentato più volte istanza di revisione del processo, finora respinte. La sua difesa contesta l’uso esclusivo del DNA come prova regina, chiedendo nuovi accertamenti genetici per chiarire la vicenda.
La famiglia Bossetti, in particolare la moglie Marita Comi, ha mantenuto un profilo riservato dopo anni di battaglie legali e mediatiche. Marita, che ha sempre sostenuto l’innocenza del marito, ha scelto di allontanarsi dai riflettori per proteggere i figli, cresciuti nel silenzio e nella privacy. In occasione della docuserie Netflix “Il caso Yara – Oltre ogni ragionevole dubbio”, ha ricordato il drammatico momento dell’arresto: “Ero in cucina, piangevo. Quando mi hanno detto che mio marito era l’assassino di Yara, non potevo crederci”.
I figli di Bossetti, oggi maggiorenni, sono stati spesso al centro di voci infondate e indiscrezioni. Nel 2024, il nome di Nicolas, il maggiore, è stato associato a una presunta partecipazione al Grande Fratello, notizia smentita da Mediaset. La famiglia ha sempre cercato di mantenere la loro privacy, lontano dal clamore mediatico.
Il caso e le prove scientifiche
La condanna di Bossetti si basa principalmente sul DNA di “Ignoto 1”, trovato sui leggings di Yara Gambirasio. La traccia genetica ha portato all’identificazione di Giuseppe Guerinoni, padre biologico di Bossetti, e alla successiva conferma del profilo genetico tramite analisi comparativa. Il 16 giugno 2014, un prelievo a sorpresa ha confermato il match tra il DNA di Bossetti e la traccia trovata sulla vittima, definendo questa come la “prova regina” del processo.
Oltre al DNA, altri elementi hanno rafforzato l’accusa: fibre compatibili con il tappezzeria del furgone di Bossetti e l’analisi delle celle telefoniche che collocano il suo cellulare nei pressi di Brembate Sopra al momento della scomparsa di Yara. Tuttavia, l’alibi fornito dall’imputato, secondo cui era rimasto a casa, si è rivelato inconsistente e non verificato.
Le nuove discussioni pubbliche
Il caso Bossetti continua a dividere opinioni e a alimentare discussioni sulla giustizia italiana. La richiesta di revisione del processo, sostenuta dalla difesa, rimane aperta, mentre la famiglia della vittima e l’opinione pubblica si interrogano sulla solidità delle prove genetiche e sulla possibilità di un errore giudiziario.
