La Lega vuole stipendi più alti per gli insegnanti del Nord: “Rischiano di essere vantaggiati”

 

Nessuno quanto la Lega tiene in considerazione il divario socio economico tra Nord e Sud Italia: la cosa peculiare è che questo divario viene messo in risalto solo per rivendicare le esigenze del Nord a scapito del Sud. Questa notte Salvini & Soci hanno voluto ricordarcelo di nuovo, varando nelle prime ore del giorno un Odg, che vede come portabandiera i leghisti Giaccone e Sasso, e punta a chiedere l’impegno del governo in una rivalutazione degli stipendi degli insegnanti in base al luogo in cui vivono.

Stipendi più alti al Nord contro le “diseguaglianze sociali”

Nello specifico si chiede di “valutare l’opportunità di prevedere con apposito provvedimento un intervento sulla contrattazione del pubblico impiego” . L’odg della Lega auspica «per alcuni settori, come ad esempio nel mondo della scuola, un’evoluzione della contrattazione” in cui venga consiederata “una base economica e giuridica uguale per tutti, cui aggiungere una quota variabile di reddito temporaneo correlato al luogo di attività” . La paura leghista, secondo coordinate mentali alla Jonesco, è che il povero Nord diventi poverissimo, soggiocato dal potente e florido tacco dello stivale:” Lo stipendio unico nazionale potrebbe comportare diseguaglianze sociali su base territoriale, creando discriminazioni di reddito effettivo”.

Chiacchiere e distintivo, Salvini messo ko da Meloni (e Giorgetti)

Pd: “Un colpo alla coesione e all’Unità nazionale”

A parlare per il Pd è Sarracino, direttamente dalla segreteria di Elly Schlein: “La destra torna a sdoganare il principio delle gabbie salariali, perché con l’ordine del giorno presentato dalla Lega e approvato in piena notte, si punta esplicitamente a classificare i cittadini del Meridione e delle aree interne quali cittadini di serie B. Per la destra un medico, un infermiere, un insegnante del Sud deve guadagnare meno di un suo collega del Nord: è un colpo alla coesione e all’unità nazionale, che si aggiunge allo scellerato progetto di autonomia differenziata, mentre già oggi lo Stato italiano investe per un cittadino del nord circa 18mila euro l’anno, mentre per uno del Mezzogiorno circa 13mila”.