La furia del killer in questura “Ha sparato su altri 8 agenti”

Non ha avuto pietà. No ha avuto scrupoli. Alejandro Augusto Meran ha ucciso due poliziotti, ma poteva ammazzarne almeno altri otto.

Secondo la ricostruzione dei fatti da parte degli inquirenti, a Trieste venerdì pomeriggio c’è stata una vera e propria tempesta di fuoco. Il decreto di fermo dell’uomo parla chiaro: “Ha tentato l’omicidio di almeno altri otto agenti, di cui tre addetti alla vigilanza, quattro in forza alla squadra mobile nonché uno intervenuto in ausilio dopo aver udito gli spari”. Insomma una vera e propria furia con due pistole in mano sottratte agli agenti. Ha sparato per ben 23 volte. Non tutti i colpi, per fortuna, sono andati a segno, ma Alejandro era una furia. Ma se nelle prime ore dopo l’omicidio era iniziata a circolare la voce di problemi psichici, adesso quella “follia” del dominicano pare essersi ridimensionata. E come sottolinea ilCorriere, sono proprio gli investigatori a dirlo nel decreto di fermo: “Allo stato — si legge — va detto che orientano verso una semplice scarsa lucidità solo i farmaci rinvenuti durante la perquisizione domiciliare, ma non risulta in atti traccia alcuna di visite specialistiche fatte in Italia, né risulta documentato l’episodio citato dal fratello di mancanza di autocontrollo in terra tedesca di cui l’uomo si sarebbe reso protagonista”. E qui arriva un passaggio importante: “La deduzione da trarsi è che lo Stephan Meran è soggetto inquadrato nel tempo e nello spazio”.

Poi c’è quel passato in Germania dove ha amici e contatti. Contatti utili per una eventuale fuga all’estero. Ora è piantonato in ospedale e ha affermato di non voler rispondere alle domande degli inquirenti. Una cosa è certa Alejandro ha dato sfogo a tutta le sua ferocia mostrandosi attento e freddo nel mirare a bersaglio. Su Rotta ha esploso ben 12 colpi, l’intero caricatore. Poi altri colpi su Demenego. In totale i colpi esplosi sono 23. Alejandro nelle immagini delle telecamere di sicurezza appare con una pistola puntata ad altezza d’uomo su un piantone e l’altra arma nella fondina portata via ad una delle due vittime. Di quel pomeriggio di fuoco e di morte restano le parole, strazianti, del padre di Demenego che sui social ha scritto: “Ciao mio eroe, ora sei il nostro Angelo Custode”. L’ennesima vittima, insieme a Rotta, del dovere.

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