Il Muro di Berlino non è il simbolo dell’assurdità del comunismo. È invece l’anticipazione della “tentazione” sovranista: quella di “proteggere” i popoli dall’immigrazione. E ciò attraverso, appunto, la costruzione di un nuro. Una simile assurdità non poteva venire che da lei, Laura Boldrini. Così la pasionaria antifascista scrive slla sua pagina Facebook. «La chiamarono “barriera di protezione” ma il muro divise un Paese e un popolo. Trent’anni dopo #Berlino ci insegna che i muri non proteggono ma imprigionano».

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La Boldrini non è, per la verità, l’unica a tentare una simile manipolazione. Molti ex comunisti se la sono infatti cavata buttandola in caciara. Non se la sentono di ricordare che stavano dalla parte dei Vopos. E allora provano ad accostare i muri di ieri con quelli di oggi. In questa menzogna ideologica dimenticano però un particolare. Tutt’altro che insignificante. Il Muro di Berlino serviva a trattenere il popolo che voleva fuggire dall’inferno comunista. Chi lo costruì sarebbe stato in realtà lietissimo di accogliere gente. Il Muro di Berlino era una barriera in uscita, non in entrata. È l’esatto contrario dei muri di oggi. Che sono per l’appunto in entrata. Non in uscita. C’è una bella differenza. Ed è quella che Boldrini & compagni fanno finta di non capire. Proteggersi dall’immigrazione vuol dire difendere la propria società. Un società che si vuole continuare a mantenere libera. “Proteggere” il comunismo vuol dire invece mantenere una società nell’oppressione. Quelli come la Boldrini dovrebbero quindi ammettere che il comunismo era un orrore. Un orrore che a loro sembrava invece il “paradiso”. Dovrebbero perciò ammettere di essersi sbagliati. Ma non hanno la forza di farlo. Peccato, il trentennale della caduta del Muro era una bella occasione per una sana autrocritica. Se ne riparlerà nel quarantennale. Ma conosciamo i soggetti. E finirà allo stesso modo.

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