Iva Zanicchi non cede al buonismo e attacca: “L’Unione Europea spara nel c… ai migranti. E noi ce li prendiamo”

Sempre in direzione uguale e contraria. Si può riassumere così la vita di Iva Zanicchi, l’unico personaggio non politico di rilievo che nel giorno del processo a Matteo Salvini ha deciso di esporsi per solidarizzare con lui. “Assurdo processare Salvini. Non trovo elementi per poter condannare un ministro che ha fatto le cose parlandone con il resto del governo. E stato un atto forte per richiamare l’attenzione dell’Europa, così sorniona, così indifferente”, ha detto sabato. Mica cotica, si direbbe a Roma, considerando la tendenza sinistra dello spettacolo italiano. L’Aquila di Ligonchio canta e parla – eccome se parla – facendo lo slalom tra il buonismo imperante di chi è alla ricerca del facile consenso.

La sua posizione sulla questione migranti è molto chiara: “Diciamo la verità, la Germania non li vuole, la Francia non li vuole, la Spagna non li vuole, gli sparano nel culo e allora li prendiamo noi?“. Pane al pane, vino al vino e senza mezze misure. L’Iva nazionale non si è mai piegata al buonismo e tanto meno ha intenzione di farlo adesso, ci mancherebbe. Va in tv e dice quel pensa attirando a sé l’odio rosso, com’è successo un anno fa. “Questi giovani africani che vengono qua, qualcuno poverino forse farà pure tenerezza, non vedi che non hanno rispetto? Sono prepotenti, pretendono, vogliono. Cosa fanno? Vanno in città, spacciano, se possono stuprano“, disse la Zanicchi. Parole forti ma nulla che non sia corroborato dalle cronache quotidiane nazionali. Il risultato? La trasmissione in cui era ospite è stata segnalata dall’Agcom per hate-speech. In parole povere, segnalata per incitamento all’odio.

Ma Iva Zanicchi parla come canta, sempre fuori dal coro. Verace e popolana, lontana dall’ambiente radical chic. Con un passato come deputata al Parlamento europeo sotto le bandiere di Forza Italia, quando oggi le si chiede quale sia il suo partito lei risponde che è quello del tortellino. Gli artisti lanciano appelli in favore dell’accoglienza indiscriminata dei migranti? Lei no e non ha certo paura di dirlo, altroché. È nata durante la Seconda guerra mondiale nella frazione di un paesello dell’Emilia, ha conosciuto la fame e la miseria, potrà mai temere di esprimere un’opinione? Figuriamoci.

Con la stessa intensità con la quale intona Zingara, successo planetario che l’ha portata a vincere Sanremo nel 1969, Iva le canta a chi le sta sulle palle. Che poi, forse oggi nemmeno potrebbe cantarla quella canzone, tanto meno potrebbe andare a Sanremo con quel testo senza che qualcuno invochi le sacre scritture del politicamente corretto. Oggi, tutt’al più, Iva Zanicchi potrebbe cantare “Prendi questa mano… Rom“. E lei stessa ci ha amaramente scherzato su qualche anno fa, così come ha scherzato sugli Stati Generali di Giuseppe Conte: “Se mi avessero invitato avrei declinato l’invito, non avrei saputo come presentarmi, quale abito fosse più adatto“. E a chi le domanda se le piace il premier, lei non ha dubbi: “Lo vedrei bene come fidanzato di una figlia“.

L’Aquila di Ligonchio è la stessa che mandò a quel paese Carola Rackete con decisione. “Io vorrei mandarla a fanculo“, disse la Zanicchi mentre la capitana era contesa da certi salotti televisivi, pronti a stenderle i tappeti rossi dopo aver forzato i confini italiani. E a noi Iva piace così, perché è una donna che non ha paura delle parole e le porta avanti col sorriso e la determinazione, tra uno stornello romagnolo e un piatto di tortellini. Chapeau.

 

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