“Il lockdown è già previsto”. Così il Pd ha imposto la linea dura

“Il lockdown è già previsto”. Così il Pd ha imposto la linea dura

“Non c’è un minuto da perdere. Tutto quello che dobbiamo fare, con questi numeri, è scritto qui”. Roberto Speranza mette fretta a tutti quelli che non lo hanno voluto ascoltare nelle scorse settimane e che hanno da sempre voluto sposare la linea più morbida nell’ambito delle restrizioni contro la diffusione del Coronavirus.

E accelera facendo riferimento alla “nuova Bibbia” del governo: il documento “Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione autunno-invernale”. Lo studio dell’Istituto superiore di sanità – stilato in estate, rivisto il primo ottobre, e approvato dalle Regioni il 16 – contiene le diverse modulazioni delle possibili misure da adottare in relazione all’evoluzione degli scenari epidemiologici e pertanto, sostiene il ministro della Salute, davanti a questi numeri non sarà più possibile fare resistenze contro misure drastiche. Ed è così che l’incubo lockdown torna ad affacciarsi nel nostro Paese.

L’Italia si avvicina sempre più al quarto scenario, il più grave. Un Rt prevalentemente e significativamente maggiore di 1.5 (“ovvero con stime dell’intervallo di confidenza al 95% di Rt maggiore di 1.5”) potrebbe portare rapidamente “a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi”. Gli esperti hanno avvertito che con un aumento dei casi tanto forte da rendere impossibile le attività di tracciamento e con il rischio che le terapie intensive non riescano a reggere, diventerebbero necessarie “misure di contenimento molto aggressive”. Tradotto: dove l’indice di trasmissibilità supera l’1,5 e la rete sanitaria è in sofferenza bisogna intervenire con “restrizioni regionali e/o provinciali”, tra cui “restrizioni generalizzate”, “limitazioni della mobilità” e “chiusura delle strutture scolastiche/universitarie e attivazione della didattica a distanza”.

Il pressing per il pugno duro

Non si possono trascurare del tutto le prescrizioni che arrivano dalle istituzioni preposte alla sicurezza del Paese. E su questo, scrive l’edizione odierna de La Repubblica, si fa forza l’azione di pressing guidata da Speranza, Dario Franceschini (Beni culturali) e Francesco Boccia (Affari regionali). Nel tardo pomeriggio di ieri è stato convocato d’urgenza il Comitato tecnico-scientifico, chiamato a esprimersi sulle modalità e sulle zone dove adottare le prossime chiusure. “È scritto lì, confrontate l’Rt, guardate la curva, noi possiamo solo farvi degli approfondimenti sulla rete di medicina territoriale e sulle scuole entro martedì”, si sono limitati a dire gli scienziati. Proprio oggi è il giorno della decisione: è in corso un confronto dell’esecutivo con le Regioni; nel pomeriggio – verso le ore 15.30 – è prevista una nuova riunione del premier Conte con i capidelegazione, allargata ai ministri più direttamente interessati dalle questioni legate alla gestione della pandemia; alle 17 dovrebbero unirsi anche i capigruppo di maggioranza. La convinzione dei giallorossi è che Lombardia e Piemonte, ad esempio, dovrebbero chiudere per almeno due settimane, fermando tutto tranne le attività essenziali.

Intanto sulla scuola si consuma un durissimo scontro. Il presidente del Consiglio prova a fare una sintesi: didattica in presenza fino alla seconda media, a distanza dalla terza media fino a tutte le superiori. Speranza e gran parte del Partito democratico non vogliono sentirne parlare, mentre Lucia Azzolina si dice disposta a ragionare su questa ipotesi solo dove l’Rt è alto. Ma nonostante la sponda dei sindacati è improbabile che la sua linea passi. I numeri che arrivano dagli ultimi bollettini non permettono tentennamenti e obbligano a decisione rapide, ribadisce a gran voce l’ala rigorista. “Non possiamo permettercelo”, viene spiegato al capodelegazione M5S Alfonso Bonafede che vorrebbe difendere la posizione del ministro dell’Istruzione. Comunque nel Dpcm di domani non ci sarà il lockdown, ma solamente ulteriori passi per arrivare alla tanto temuta (e sempre più probabile) serrata.