“Ho visto cosa hanno fatto ai bimbi”. La drammatica denuncia di mamma Catherine nella vicenda della famiglia nel bosco

Palmoli (Chieti/Aquila) – La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica in Italia per mesi, ha assunto nuovi contorni drammatici nelle ultime ore dopo la testimonianza della madre, Catherine Birmingham.
Catherine, 45enne australiana che insieme al marito inglese Nathan Trevallion aveva scelto di vivere “off-grid” nei boschi di Palmoli con i tre figli, ha rotto il silenzio dopo che un tribunale per i minori ha disposto l’allontanamento dei piccoli dai genitori e il loro trasferimento in una casa famiglia.
Il drammatico grido della madre
La donna ha affidato ai suoi legali una lettera indirizzata al Tribunale dell’Aquila in cui denuncia con parole forti le condizioni psicologiche dei bambini, che, secondo i genitori, sarebbero state aggravate dalle decisioni delle assistenti sociali. In particolare, Catherine ha riferito che di notte i bambini sarebbero stati chiusi a chiave in una stanza, una misura adottata per impedire che potessero ricongiungersi con la madre nel corso della notte nonostante vivano nella stessa struttura.
Nella missiva si legge che i piccoli, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 anni, avrebbero sviluppato ansia e attacchi di panico, e percepirebbero l’allontanamento come una loro responsabilità, generando nei piccoli profonda sofferenza emotiva. Secondo gli avvocati, il più colpito sarebbe uno dei gemelli, che avrebbe crisi notturne tali da richiedere l’intervento della madre per essere calmato.
Una mamma “provata” e il tramite con la psichiatra
Dopo una seduta con la psichiatra incaricata dal tribunale per valutare la capacità genitoriale di Catherine e del marito, la donna è apparsa visibilmente provata, dichiarando ai giornalisti: “Mi sento male, i bambini stanno vivendo nel terrore, io non li posso proteggere, specialmente di notte”.
La consultazione psichiatrica, prevista come parte della perizia ordinata dal giudice, non sarebbe stata completata e ha aggiunto un ulteriore livello di tensione alle già complesse dinamiche giudiziarie che ruotano attorno al caso.
La misura contestata e il contesto giudiziario
I genitori, che hanno visto sospesa la loro responsabilità genitoriale e i figli trasferiti in una struttura protetta, hanno rivolto la loro denuncia anche come diffida all’assistente sociale che avrebbe deciso di chiudere a chiave la stanza in cui i bambini dormono. Secondo la difesa, tale misura non sarebbe prevista dall’ordinanza del tribunale ed è fonte di “ulteriore e ingiustificata sofferenza” per i minori.
La decisione di allontanare i figli è scaturita dal tribunale minorile dopo che le condizioni di vita della famiglia, caratterizzate da un’esistenza autonoma nei boschi senza allacciamenti domestici e con istruzione parentale, avevano sollevato preoccupazioni sulle condizioni di igiene, sanitarie e sul percorso educativo dei bambini.
Un caso che continua a far discutere
La vicenda, oltre al suo forte impatto emotivo, ha innescato un acceso dibattito nazionale sul confine tra libertà di scelta educativa e tutela dei minori, con prese di posizione contrastanti da parte di politici, magistrati, psicologi e opinione pubblica.