“Ho salvato la vita a Maria Luisa Ramponi, cosa mi ha urlato in faccia”

Tutta Italia è ancora scioccata dal grave dramma che ha colpito Castel d’Azzano, un piccolo paesino nella provincia di Verona. Lo scorso 13 ottobre 2025, una fortissima deflagrazione ha causato il decesso di tre carabinieri e il ferimento di altre 25 persone, tra cui uno degli autori del folle gesto.
Gli autori del gesto sono stati identificati come i fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, agricoltori e allevatori con una lunga storia di problemi finanziari e legali. La vicenda dei Ramponi affonda le radici in un incidente stradale avvenuto nel 2012, quando uno dei fratelli ha causato il decesso di un uomo in un frontale.
Poiché guidava con i fari spenti, l’assicurazione ha rifiutato il risarcimento, dando inizio a una lunga querelle legale. Nel corso degli anni, i fratelli hanno accumulato debiti e subito pignoramenti, culminando con la perdita della loro azienda agricola e della casa colonica ereditata dai genitori.

Nonostante gli sforzi delle autorità locali per trovare soluzioni alternative, come l’offerta di un appartamento, i Ramponi si sono rifiutati di lasciare la loro proprietà. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, durante un tentativo di sgombero, i Ramponi hanno saturato la loro casa con bombole di gas e innescato una deflagrazione, presumibilmente utilizzando una molotov.
Tre carabinieri hanno perso la vita, mentre altri 25 sono rimasti feriti, tra cui Maria Luisa Ramponi. In queste ore, sta facendo il giro del web la testimonianza sconvolgente del carabiniere che ha soccorso la donna. Senza il suo aiuto avrebbe perso la vita tra le macerie. Eppure la sua reazione ha dell’incredibile: “Mi ha detto sei un…”

Maria Luisa Ramponi, la più giovane dei fratelli Ramponi, è oggi al centro dell’attenzione del paese e dei media. Chi la conosce la descrive come una figura determinante: “Anche se sembra che a comandare sia Franco, in realtà è lei a prendere le decisioni”, raccontano. Cresciuta insieme ai fratelli tra le vacche nella loro fattoria, Maria Luisa ha sempre avuto un legame forte con la famiglia e con il territorio.
Chi prova a toglierle ciò che considera suo, ammoniscono, deve stare attento. Oggi, il suo volto è associato a un solo epiteto: «la maledetta». Ricoverata in terapia intensiva all’ospedale di Borgo Trento, è la più grave dei tre feriti nella deflagrazione che ha coinvolto la famiglia. Intubata e collegata ai macchinari per respirare, la sua vita resta appesa a un filo.
L’imprevedibilità degli eventi è stata evidente fin dal principio: un esperto spiega che, quando Maria Luisa ha innescato la molotov vicino alla bombola di gas, non c’era nulla che nessuno avrebbe potuto fare per evitare quanto successo. “Le deflagrazioni – dice – sono difficili da prevedere e quasi impossibili da controllare, anche per personale altamente addestrato”.

I carabinieri, intervenuti per estrarla dalle macerie, hanno riportato la sua prima reazione con una parola: «Bastardi». Gli altri due militari coinvolti hanno avuto esiti diversi. Uno, assistito al Centro grandi ustionati, ha visto sciogliere la prognosi ed è vigile e senza febbre. L’altro, in terapia intensiva toraco-vascolare, resta stabile ma sotto osservazione.
Non è la prima volta che Maria Luisa si trova al centro di situazioni controverse. Lo scorso novembre, durante un altro episodio di tensione con i fratelli, si era asserragliata in casa saturandola di gas e minacciando di far saltare tutto in aria. In quell’occasione, era stata lei a gestire i contatti con le forze dell’ordine e a comunicare i messaggi dei fratelli ai giornalisti, dimostrando un ruolo di comando chiaro nonostante la giovane età.