Grillini terrorizzati dall’ipotesi urne. I dem sperano ancora nel rimpastone


 

Confusi e spaventati alla meta. Mentre Matteo Renzi si prepara ad aprire le danze della crisi, M5s e Pd si muovono sul ring della politica come due pugili suonati.

I grillini sono terrorizzati dal voto, ma anche da un governo con un premier diverso, che manderebbe in frantumi il Movimento. I democratici si dicono contrari all’«operazione responsabili». Eppure vogliono evitare le elezioni, tentando ancora la carta del Conte-ter. Partiamo dall’ultimo punto. Il terzo governo guidato dall’avvocato del popolo, riveduto e corretto con un rimpastone.

Sarebbe questo l’obiettivo su cui sta provando a lavorare ancora una grossa fetta del Pd, con il capodelegazione Dario Franceschini in prima linea per portare tutti a più miti consigli. Compreso il segretario Nicola Zingaretti, descritto da alcune fonti del Nazareno come in balia degli eventi.

Zingaretti si limita ad agitare lo spettro dei sovranisti al potere. «C’è la possibilità con il patto di legislatura di andare avanti – dice a Sky Tg24 – chi si sottrae a questa sfida si assume una gravissima responsabilità, quella di mettere l’Italia in una situazione di incertezza e di fare un favore a Salvini e alla Meloni».

Concetto rimarcato su Twitter: «C’è il rischio che in Italia gli alleati di Trump tornino al potere». Replica il coordinatore di Iv Ettore Rosato: «Nicola, ma l’alleato di Trump è già a Palazzo Chigi». Proprio la velina di Conte, che chiude la porta a nuovi governi con i renziani, sta scombinando la trattativa del Pd. Franceschini, Zingaretti, il vicesegretario Andrea Orlando e i capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci nel tardo pomeriggio si riuniscono da remoto.

E in una nota scacciano la crisi: «Confermiamo la nostra contrarietà all’apertura di una crisi che ora, tra l’altro, impedirebbe l’approvazione del decreto ristori». I dem bocciano l’opzione dei responsabili e rilanciano sul «patto di legislatura».

No a maggioranze raccogliticce: «L’urgenza è quella di dare risposte concrete per la rinascita italiana. Questa maggioranza può farlo». Per il titolare del Mef Roberto Gualtieri la crisi sarebbe «incomprensibile, irresponsabile e pericolosa».

L’avvertimento di Conte ai renziani manda in fibrillazione anche il M5s. Che a parole, con il reggente Vito Crimi, rilancia l’ultimatum: «Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Iv non potrà esserci un altro governo».

Nei fatti però tanti stellati di rito «dimaiano» credono che l’arroganza del premier stia mandando il M5s dritto a sbattere contro il muro delle elezioni. La pensa così Luigi Di Maio, nonostante sia costretto ad arroccarsi sulla linea del «Conte o morte». «Prendere un nome terzo per governi tecnici o governissimi? Se Meloni e Boldrini si mettono d’accordo forse lo potranno fare ma non con noi», dice il ministro degli Esteri ad Agorà su Rai3. È un percorso obbligato, quello della difesa di Conte.

Condizionato dalla forza dei «contiani» nel M5s, alcuni dei quali disposti a immolarsi per il premier. Perciò i grillini sono pronti ad accettare il rimpasto, ma anche i «responsabili». Nelle ultime ore sono partiti i sondaggi interni per capire quanti senatori vicini ad Alessandro Di Battista non voterebbero un governo appoggiato da parlamentari centristi. Non tanti, forse nessuno.

Infatti Dibba nel suo ultimo post indica il nemico nei «cosiddetti renziani, ovvero un mediocre manipolo di politicanti assetati di potere e poltrone». Non una parola sui «responsabili».

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