Giovanni ucciso dalla madre, quando disse: “Ho paura, la mamma mi stava strozzando”
La tragica morte di Giovanni, bambino di nove anni brutalmente ucciso dalla madre Olena Stasiuk a Muggia, scuote l’opinione pubblica e riaccende il dibattito sulla tutela dei minori e sull’efficacia delle misure di prevenzione. Secondo l’avvocato del padre, Paolo Trame, questa tragedia era ampiamente prevedibile e, nei momenti cruciali, sottovalutata dalle autorità competenti.
Un dossier di otto anni di denunce e allarmi
Le autorità e le parti coinvolte avevano a disposizione un dossier di circa 5.000 pagine, custodito dall’avvocata Gigliola Bridda, che documenta otto anni di denunce, verbali, relazioni e allarmi riguardanti la pericolosità di Olena Stasiuk, madre del bambino. Tra queste, emergono le parole di Giovanni, che già nel giugno 2023 aveva espresso con chiarezza la sua paura: “Sono triste, quando vado dalla mamma… Ho paura”. Il bambino aveva anche descritto un episodio in cui la madre lo aveva strozzato, gesto che era stato messo a verbale e denunciato.
Le parole di Giovanni e le denunce di maltrattamenti
Le testimonianze e le denunce raccolte evidenziano un quadro inquietante di maltrattamenti e minacce. La madre, affetta da problemi psichici e in cura presso il Centro di Salute Mentale, aveva più volte manifestato intenti violenti, arrivando a dichiarare nel 2018: “O Giovanni resta con me, oppure sono disposta ad uccidere il bambino, a uccidermi, buttandomi nel mare. E a uccidere anche Paolo”. Nonostante i segnali di pericolo, le decisioni giudiziarie successive sono state fortemente criticate.
Le decisioni giudiziarie e le criticità
Il 13 maggio scorso, il tribunale civile aveva stabilito che gli incontri tra madre e figlio non dovessero più essere “protetti”, ovvero senza la presenza di assistenti sociali. Questa decisione si è rivelata fatale: durante un incontro “non protetto”, Olena Stasiuk ha accoltellato Giovanni. La scelta di allentare le misure di tutela è stata duramente contestata dall’avvocato del padre, che ha sottolineato come la pericolosità della donna fosse stata più volte segnalata e come questa decisione abbia contribuito alla tragedia.
Allarme inascoltato e dichiarazioni minacciose
La pericolosità di Olena era stata anche anticipata dalla stessa donna, che in un verbale del 2018 aveva minacciato di uccidere il bambino, se non fosse rimasto con lei. La sua storia personale, segnata da depressione e schizofrenia, aveva portato a un Trattamento Sanitario Obbligatorio, ma nonostante i progressi attestati nel 2024, il rischio per Giovanni rimaneva elevato.
Le inchieste in corso
Attualmente sono aperte due inchieste: una penale, condotta dal pm Alessandro Perogio, per chiarire come sia stato possibile che una donna in cura presso il CSM abbia potuto aggredire il figlio durante un incontro non protetto; e una civile, riguardante le decisioni giudiziarie. Particolarmente controversa è la vicenda dell’archiviazione della denuncia per tentato strangolamento, nonostante le ferite di Giovanni e le sue testimonianze, che avevano indicato un grave rischio.
Una tragedia annunciata
La morte di Giovanni rappresenta un drammatico esempio di come le segnalazioni e le denunce possano essere ignorate o sottovalutate, con conseguenze fatali. La comunità si interroga sulle responsabilità e sulla necessità di riformare i sistemi di tutela dei minori, affinché tragedie come questa non si ripetano.
Il dolore e la rabbia sono palpabili, e la speranza di una giustizia che faccia luce sulle responsabilità rimane viva.