Giallo sulla morte di David Rossi. Le Iene tornano sui presunti festini hard. Parla un carabiniere


 

Gli inviati delle Iene riaccendono il caso di David Rossi, il capo della comunicazione di Mps morto il 6 marzo 2013 dopo essere caduto dalla finestra del suo ufficio, nel pieno centro di Siena. Morte che, come i lettori ricorderanno, è stata archiviata come suicidio, lasciando comunque molti dubbi, non solo nei familiari. Nella puntata andata in onda martedì 15 dicembre Le Iene hanno affrontato di nuovo il tema dei presunti festini a luci rosse. Il primo a parlarne fu Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena, ipotizzando che la procura della città del Palio avesse operato in modo poco efficace sul caso Rossi, per non dire lacunoso, soprattutto per coprire la partecipazione di alcuni magistrati proprio a quei festini. Poi si è fatto avanti un giovane escort, dicendo di aver preso parte ad alcune feste.

Si tratta solo di ipotesi, ma la procura di Genova – che ha la competenza sui magistrati toscani – ha indagato. Tutto si è chiuso con l’archiviazione. A cui, però, i familiari di Davide Rossi si sono opposti. Soprattutto per alcune “stranezze”, come raccontato nella puntata delle Iene. In primo luogo si parla di alcuni atti che sarebbero spariti, ma poi ritrovati, e un testimone che non sarebbe stato sentito.

Poi c’è la testimonianza inquietante di un carabiniere in pensione, che anni fa comandava una stazione dell’Armain provincia di Siena. Alle Iene ha raccontato di come un magistrato, di cui ha fatto nome e cognome (ma il servizio ne ha celato l’identità), nel corso degli anni lo avrebbe ostacolato più volte, dicendogli di non occuparsi di certi casi, perlopiù legati ai ritrovamenti di alcuni reperti archeologici. Ed ha fatto cenno, anche lui, a quei presunti festini: gliene avrebbe parlato un pregiudicato, dicendogli che partecipavano alcuni vip della città, compreso alcuni ecclesiastici ed anche un magistrato.