Gemelle Kessler, il vero motivo dell’addio svelato nella lettera agli amici
Per quasi un secolo, la loro vita è stata un duetto perfetto, un ritmo incalzante di luci della ribalta e intesa privata. Le gemelle Kessler, un nome che evoca un’epoca dorata dello spettacolo, avevano costruito la loro intera esistenza su una simmetria che andava oltre il palcoscenico.
Tutto doveva essere condiviso, persino il passaggio finale. Non si trattava di impulsività, ma della conclusione logica di un legame così profondo da rendere l’idea della separazione fisica un’opzione orribile da affrontare. Nei giorni immediatamente precedenti, in una calma quasi assurda e glaciale, il loro addio aveva preso la forma di una meticolosa pianificazione burocratica e personale.
Non un grido, ma una comunicazione razionale e definitiva. Per un quotidiano bavarese, l’Abendzeitung, a cui erano abbonate da decenni e con cui avevano un rapporto affettivo speciale, è arrivata una missiva. La posta è stata consegnata lunedì mattina, il 17 novembre. Alice Kessler, in prima persona, disdiceva l’abbonamento congiunto, chiudendo formalmente l’ultimo ponte con la loro routine terrena.

A mano, con una penna a sfera ben calibrata, aveva corretto una data digitata al computer, trasformando un banale 30 novembre in un preciso 17.11.2025. Ad amici e persone care, invece, avevano spedito piccoli doni, anch’essi accompagnati da una richiesta inusuale. Una dedica stampata chiedeva di non toccare il pacchetto, ma di aprirlo in un momento specifico.
L’oggetto in sé era insignificante; il messaggio era la vera chiave. Tutti gli sguardi si concentrarono su quel piccolo cartoncino, che segnava la fine di un’era.La data fatidica, l’ultima nota del loro spartito, era impressa a caratteri inequivocabili su ogni pacchetto. L’ultima frase era una precisa intimazione.
Al 18 novembre, come da loro lucida e dettagliata pianificazione, il lungo e straordinario percorso delle gemelle si è concluso. L’obiettivo era chiaro e da tempo meditato: lasciare insieme, così come erano nate, attraverso il suicidio assistito consentito dalla legge in Germania.
I dettagli meticolosi della loro preparazione, dalla disdetta del giornale ai regali, sono stati confermati proprio da l’Abendzeitung, il quotidiano bavarese che per primo ha dato notizia di questa scelta razionale. La ragione profonda, emersa dalle loro stesse conversazioni nel corso degli anni, risiede in una prospettiva che entrambe consideravano intollerabile.
Ricordavano infatti altre persone che, in vecchiaia, erano diventate indifese e bisognose di cure costanti.L’idea di una serie di operazioni inutili, l’isolamento forzato con una flebo o la permanenza in una casa di cura, era vista da Alice e Ellen Kessler come un futuro orribile da evitare a ogni costo.

Questa inesorabile prospettiva ha spinto le sorelle, unite da un legame simbiotico indissolubile, a esercitare una scelta estrema, ma pienamente consapevole. La loro, dunque, è stata una decisione di libertà condivisa, meticolosamente pianificata fino all’ultimo dettaglio.
“Mi hanno impiantato un pacemaker e poi ho iniziato a curare le infezioni del tratto urinario. Le pillole mi fanno quasi deprimere, mi buttano giù. Non ho mai sperimentato simili sbalzi d’umore prima”. Abendzeitung ricorda che le sorelle “parlavano apertamente dell’incapacità di comprendere” la situazione di “altre persone (importanti)” che “diventavano impotenti nella loro vecchiaia e necessitavano di cure.