Garlasco, dna «ignoto 3» nella bocca di Chiara Poggi: la Procura indaga su un possibile complice

Un nuovo e clamoroso capitolo si apre nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007 a Garlasco. Le ultime analisi sul tampone orofaringeo prelevato durante l’autopsia hanno portato alla scoperta di un DNA maschile sconosciuto, definito «netto e abbondante» dalla genetista Denise Albani. La traccia, denominata “Ignoto 3”, potrebbe appartenere all’assassino o a un possibile complice, aprendo nuovi scenari nelle indagini che da anni tengono sotto pressione l’intera comunità.
Il profilo genetico, completo e considerato affidabile al 99,9%, presenta 22 marcatori e non corrisponde né a quello di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio, né a quello di Andrea Sempio, il nuovo indagato. Esclusi anche i profili di medici e tecnici intervenuti durante l’autopsia, tra cui il medico legale Marco Ballardini e il suo assistente Ernesto Gabriele Ferrari, i cui DNA sono stati trovati su altri tamponi.
Le ipotesi investigative si infittiscono: secondo la Procura di Pavia, il DNA sconosciuto potrebbe aver agito durante il delitto, magari tappando la bocca di Chiara per impedirle di urlare o mordendola mentre cercava di difendersi. La pista più battuta al momento riguarda un possibile coinvolgimento di un secondo uomo presente nella villetta di via Pascoli quella notte, anche se non si esclude una contaminazione accidentale durante le operazioni di autopsia.
Il caso si arricchisce di polemiche e dubbi sulla metodologia adottata: la genetista Albani ha infatti evidenziato come sia stata utilizzata una garza non sterile, anziché un tampone standard, sollevando sospetti di contaminazione. La difesa, rappresentata dall’ex comandante dei Ris di Parma Luciano Garofano, sostiene che si tratti di una contaminazione e che il DNA trovato non rappresenti un altro assassino, ma un errore di procedura.
La Procura, invece, considera il reperto «robusto e significativo», e al momento si preferiscono verifiche mirate piuttosto che un’indagine a tappeto come quella adottata per il caso Yara Gambirasio. Sono in corso ulteriori campionamenti su personale delle onoranze funebri, soccorritori e operatori presenti in sala autoptica, nel tentativo di chiarire l’origine di questa traccia genetica.
