Fischi all’Onu, Netanyahu va oltre: “A Gaza né genocidio né fame”

Il discorso di Benjamin Netanyahu all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si è trasformato in un vero e proprio atto di sfida, segnato da fischi, minacce e immagini forti. Il premier israeliano, accolto con un boato di contestazioni prima ancora di aprire bocca, ha risposto con fermezza, stringendo i pugni sulle carte e alzando la voce: «Molti Paesi hanno ceduto ad Hamas». La sua presenza sul podio del Palazzo di Vetro si è subito fatta notare come un momento di alta tensione politica, con Netanyahu che ha lanciato un messaggio chiaro e diretto alla comunità internazionale.
Ostaggi e minacce di rappresaglia
Il cuore del suo intervento è stato dedicato alla questione degli ostaggi: «Liberateli e deponete le armi. Se lo farete vivrete, se non lo farete Israele vi darà la caccia». Il premier ha anche rivelato di aver fatto installare altoparlanti intorno a Gaza per trasmettere il suo messaggio direttamente ai prigionieri, assicurando che «non vi abbiamo dimenticato, non riposeremo finché non vi riporteremo a casa». Una strategia di pressione che mira a mettere in crisi Hamas e a sollecitare un gesto di umanità da parte dei sequestratori.
Le accuse di genocidio e carestia
Durante il suo discorso, Netanyahu ha respinto con fermezza le accuse di genocidio e di carestia rivolte a Israele, definendole uno «scherzo». «Quale Paese che sta commettendo un genocidio cerca di convincere i civili a recarsi in una zona sicura?», ha detto dal podio. «Israele sta deliberatamente sfamando Gaza. Se non c’è abbastanza cibo, è perché Hamas lo ruba». Una risposta che mira a smontare le accuse di crimini di guerra e a sottolineare la responsabilità di Hamas nelle sofferenze della popolazione civile.
Il QR code e la documentazione delle atrocità
Per rafforzare il suo messaggio, Netanyahu ha mostrato un QR code sulla giacca, che indirizza a un sito web contenente foto e video delle atrocità del 7 ottobre 2023, quando Hamas ha lanciato un attacco devastante contro Israele. La documentazione, che include immagini esplicite di persone trucidate e massacrate, mira a mostrare la brutalità dell’attacco e a giustificare le operazioni militari israeliane.
L’uso della tecnologia come arma di comunicazione
L’ufficio del primo ministro ha annunciato che l’IDF ha preso il controllo dei telefoni di residenti di Gaza e attivisti di Hamas, trasmettendo in diretta il discorso di Netanyahu attraverso quei dispositivi. Un’ulteriore strategia di comunicazione volta a raggiungere direttamente la popolazione di Gaza e a mettere pressione su Hamas, con l’obiettivo di ottenere la restituzione degli ostaggi e la smilitarizzazione della Striscia.
Pressione sull’Iran e il futuro di Gaza
Il discorso si è spostato poi sulla minaccia rappresentata dall’Iran, con Netanyahu che ha mostrato la “mappa del terrore”, già presentata in passato, per accusare Teheran di sviluppare armi nucleari e missili balistici. «Mettono in pericolo Israele e gli Stati Uniti», ha affermato, chiedendo il ripristino delle sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran.
Il premier ha infine ribadito l’intenzione di «finire il lavoro a Gaza al più presto», affermando che gli ultimi militanti di Hamas sono ormai accerchiati a Gaza City. Durante il suo intervento, ha anche indossato una spilla con QR code, invitando i delegati a inquadrarla con il cellulare: un link diretto a video e documenti sulle atrocità del 7 ottobre, definito come «il peggior attacco contro gli ebrei dalla Shoah».
Una strategia di comunicazione e di resistenza
Per rafforzare il suo messaggio, Netanyahu ha sottolineato l’importanza delle immagini e delle testimonianze, utilizzando proiezioni di filmati e ricostruzioni delle violenze di Hamas. «Dovete vedere perché combattiamo e perché dobbiamo vincere», ha detto, trasformando il suo intervento in un atto d’accusa non solo alle delegazioni presenti, ma all’opinione pubblica globale.
In un’Assemblea segnata da contestazioni e fischi, Netanyahu si è presentato come un leader assediato ma determinato a resistere, a colpire i nemici di Israele e a mantenere saldo il fronte internazionale. La sua strategia di comunicazione, fatta di immagini, QR code e messaggi diretti, mira a consolidare il sostegno internazionale e a giustificare le azioni militari in corso, in un contesto di guerra e di tensione crescente nella regione.