Filippo Turetta, il tribunale tedesco: “Ok all’estradizione”

 

Il presidente del Tribunale tedesco di Naumburg ha dato il via libera all’estradizione di Filippo Turetta, accusato di aver ucciso lo scorso 11 novembre l’ex fidanzata Giulia Cecchettin. In un comunicato diffuso questa mattina, il magistrato afferma che, sulla base della documentazione allegata al mandato di arresto europeo emesso dalla Procura di Venezia contro Turetta, “non ci sono ostacoli” alla consegna dell’indagato alle autorità italiane, e sottolinea che lo stesso indagato l’ha accettata.

Filippo Turetta ha accettato l’estradizione

Turetta è stato finora rinchiuso nel carcere tedesco di Halle, dopo essere stato fermato dalla Polizia stradale tedesca a bordo della Fiat Punto nera. “Il mandato d’arresto europeo accusa la persona ricercata di aver intenzionalmente abusato fisicamente di un’altra persona in Italia – si legge in un comunicato – al punto tale che questo trattamento ha portato alla sua morte -. Le autorità italiane, trasmettendo il mandato d’arresto europeo, hanno chiesto l’estradizione della persona perseguita ai fini dell’azione penale. Se la persona perseguita ha acconsentito all’estradizione semplificata, e non sono più evidenti ostacoli all’estradizione, per eseguire l’estradizione non è necessaria un’ulteriore decisione del tribunale”. Il “Mae” emesso ieri, dunque, “costituisce la base giuridica per la continuazione della detenzione del perseguitato fino alla sua consegna alla custodia delle autorità italiane”.

Filippo Turetta, l’avvocato valuta la richiesta di perizia psichiatrica

In Italia, i magistrati aspettano di interrogarlo per chiarire tutti i punti della violenta aggressione che ha portato alla morte di Giulia Cecchettin. L’avvocato Emanuele Compagno, che difende il 22enne, ritiene intanto che una perizia psichiatrica possa essere utile per valutare la capacità di intendere e di volere del suo assistito. “Una perizia psichiatrica può essere utile per verificare cosa sia successo. È molto presto per pensarci, però è ovvio che se ce ne sarà bisogno lo faremo. Questo tipo di aspetto va indagato perché nessuno finora aveva avuto alcun sospetto su Filippo”.

Filippo Turetta ha confessato l’omicidio di Giulia Cecchettin

Turetta ha confessato l’omicidio della sua ragazza, Giulia Cecchettin, immediatamente dopo essere stato fermato dalla polizia tedesca per una violazione del codice della strada. “Ho ucciso la mia ragazza,” queste le parole di Turetta che hanno segnato la fine di una fuga costellata di interrogativi e che hanno aperto un capitolo oscuro in una storia già di per sé tragica. La confessione, sebbene spontanea, potrebbe non essere ammissibile in aula a causa delle circostanze in cui è stata effettuata.

I genitori di Turetta, Nicola ed Elisabetta, si trovano a difendere l’integrità della loro famiglia: “La nostra non è una famiglia patriarcale,” hanno dichiarato, mentre cercano di elaborare la possibile catena di eventi che ha portato a un esito così tragico. “Forse voleva sequestrarla,” hanno ipotizzato, riflettendo su cosa potrebbe aver spinto il loro figlio a commettere un gesto tanto estremo.

Gli inquirenti continuano a tessere la mappa degli ultimi giorni di fuga di Turetta, rinvenendo un terzo coltello nella sua Grande Punto nera e analizzando i movimenti finanziari che hanno preceduto il suo arresto. Turetta aveva con sé circa 300 euro in contanti e non risultano prelievi con il bancomat, alimentando la curiosità sugli ultimi momenti prima del suo fermo.

Dormiva con l’ orsacchiotto

In questo scenario di disperazione, emerge un dettaglio toccante: l’orsacchiotto. “Negli ultimi tempi, sembrava tranquillo,” ha detto Nicola Turetta, rammentando la “sofferenza” del figlio per la fine della storia con Giulia e il suo abbracciare l’orsacchiotto, un gesto che ora assume un significato straziante nel contesto dell’accaduto. “Avrei dovuto preoccuparmi?” si chiede il padre, turbato dal peso del dolore e dell’incertezza.

Mentre la famiglia Turetta affronta l’angoscia di una tragedia incomprensibile, la comunità rimane in attesa di risposte, sperando che la giustizia possa fare luce sull’oscurità di un delitto che ha spezzato vite e infranto il senso di sicurezza di una comunità intera.