Fabio Fazio: “Se un ministro ti nomina 100 volte qualcosa non va”

Ripartire da Rai Due. Fabio Fazio e tutta la ciurma di “Che tempo che fa” hanno già fatto il trasloco dalla Rete ammiraglia Rai al canale diretto da Carlo Freccero.

È tutto pronto per la partenza della diciassettesima edizione del talk dal 29 settembre. Tra le novità del programma l’anticipazione di un’ora – prima del Tg2 – con Fazio assieme a Mago Forest che giocherà con il pubblico in studio e alcuni ospiti, aiutati da Ale & Franz, poi dopo il tg due interviste, Luciana Littizzetto, una intervista dedicata al libro della settimana e un tavolo ridotto da 90 minuti a 40 con Gigi Marzullo, Nino Frassica fissi e poi con la partecipazione di Raul Cremona.

Il conduttore è stato al centro di polemiche politiche per il suo compenso che, come riporta ‘Il Venerdì’ di Repubblica, prevede 2.240 milioni di euro lordi l’anno per un contratto quadriennale più il diritto d’autore e i guadagni di Officina la società in compartecipazione con Magnolia che lo produce. Oggi con un sorriso sulla labbra Fazio commenta: “Non voglio fare il vittimista ma quando un ministro ti nomina oltre cento volte qualcosa non va. E fa effetto che nessuno sia andato a vedere quanto guadagnano gli artisti nelle altre televisioni”.

Un anno difficile per stessa ammissione di Fazio che ha anche subito una aggressione in strada e non ha mai avuto la possibilità, come confessa nell’intervista, di interloquire con la direttrice di Rai Uno Teresa De Santis non avendo nemmeno il suo numero di telefono. I due si sarebbero incontrati solo una volta negli studi per dieci minuti. Ma in questo momento non c’è nessun rimpianto né astio per lo slittamento da Rai Uno a Rai Due. “Non lo considero punitivo – dice Fazio – anche perché avrei potuto oppormi, come da contratto, ma lavorare con Carlo Freccero è un grande privilegio: ci occupiamo di prodotto, parliamo di televisione, Rai Uno vuol rimettere la fiction al mio posto? Niente da dire. Non ha senso restare in un ambiente che ti considera un problema e non una risorsa”.

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