“Esperti e senza paura”. Maldive, chi sono i tre sub che recupereranno i corpi degli italiani m*rti

Un silenzio irreale avvolgeva il mare mentre le onde continuavano a muoversi lentamente sopra uno dei luoghi più insidiosi e affascinanti del pianeta. Da giorni, attorno a quelle profondità oscure, si rincorrono racconti, supposizioni e immagini che hanno colpito l’opinione pubblica internazionale. Una vicenda che continua ad alimentare interrogativi inquietanti, soprattutto per la difficoltà estrema delle operazioni condotte sott’acqua e per il mistero che ancora avvolge parte di quanto accaduto. In quel tratto di oceano, considerato da molti un paradiso per gli appassionati delle immersioni, il tempo sembra essersi improvvisamente fermato.
Le squadre di soccorso lavorano senza sosta tra correnti imprevedibili, cunicoli sommersi e profondità proibitive. Chi conosce bene quel tipo di esplorazioni racconta che basta un minimo errore per trasformare una normale discesa in acqua in una situazione senza via d’uscita. Le immagini provenienti dal luogo dell’operazione mostrano tecnici specializzati intenti a preparare equipaggiamenti sofisticati, respiratori ad alta tecnologia e strumenti progettati per affrontare ambienti estremi dove la pressione, l’oscurità e il poco spazio disponibile mettono a rischio perfino gli operatori più preparati.
Nelle ultime ore l’attenzione si è concentrata su tre figure arrivate dall’Europa settentrionale, professionisti considerati autentiche leggende nel mondo della speleologia subacquea. Il loro nome circola tra gli addetti ai lavori con un misto di rispetto e incredulità. Hanno affrontato missioni considerate impossibili, recuperato persone in luoghi irraggiungibili e preso parte a operazioni che in passato hanno attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo. Proprio per questo la loro presenza sul posto è stata interpretata come il segnale che la situazione sia molto più complessa e delicata di quanto inizialmente apparso.
Chi li conosce parla di persone abituate a muoversi dove quasi nessuno oserebbe entrare. Uomini e donne capaci di affrontare cunicoli strettissimi, fondali gelidi e passaggi sommersi dove l’orientamento può svanire in pochi secondi. Alcuni racconti legati al loro passato hanno contribuito a costruire attorno a loro un’aura quasi leggendaria: missioni proibitive, recuperi effettuati contro ogni previsione e decisioni prese sfidando rischi enormi pur di riportare a casa chi non era più riemerso. Proprio queste esperienze li hanno resi il punto di riferimento internazionale per situazioni considerate ad altissimo rischio.
Mentre il mondo osserva con apprensione l’evolversi delle operazioni, continuano ad emergere dettagli che rendono il quadro ancora più inquietante. Le profondità da raggiungere sono estreme, il sistema di grotte appare labirintico e persino i soccorritori locali avrebbero incontrato enormi difficoltà nel proseguire le ricerche. Le condizioni del mare, inoltre, avrebbero rallentato più volte le immersioni. Eppure, nonostante tutto, i tre specialisti hanno deciso di intervenire immediatamente, accettando senza esitazione una missione che molti considerano tra le più pericolose degli ultimi anni. In seconda pagina tutti i dettagli di un caso che continua a riservare clamorosi colpi di scena.
I tre subacquei arrivati nelle Maldive per partecipare alle operazioni di recupero sono i finlandesi Sami Paakkarinen, Patrik Grönqvist e Jenni Westerlund, professionisti specializzati nelle immersioni in grotte sommerse e collaboratori della fondazione internazionale Dan Europe, organizzazione di riferimento mondiale per la sicurezza e la medicina subacquea. I tre hanno raggiunto rapidamente l’atollo di Vaavu dopo aver dato il proprio assenso all’intervento richiesto dalle autorità locali. La loro missione riguarda il recupero dei quattro italiani ancora dispersi dopo la sciagura avvenuta durante una discesa subacquea alle Maldive, costata la vita a cinque persone. Il primo corpo recuperato è stato quello di Gianluca Benedetti, istruttore e capobarca padovano trovato all’interno di una grotta sommersa a circa 50 metri di profondità con la bombola completamente esaurita. Un dettaglio che, secondo gli investigatori, potrebbe indicare una lunga permanenza sott’acqua all’interno della cavità.
La vicenda si è consumata giovedì mattina durante una crociera scientifica organizzata nelle acque dell’atollo di Vaavu. I cinque italiani si erano immersi intorno alle 11 e avrebbero dovuto riemergere entro circa un’ora. Quando il gruppo non è tornato in superficie, l’equipaggio della “Duke of York” ha immediatamente dato l’allarme. Insieme a Benedetti si trovavano la biologa e docente universitaria Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e l’istruttore Federico Gualtieri. Tutti avevano grande esperienza nel settore delle immersioni profonde, elemento che rende ancora più difficile comprendere cosa possa essere accaduto durante l’esplorazione della grotta sommersa.
Le operazioni di ricerca e recupero si stanno rivelando estremamente complicate. Secondo quanto comunicato dalla Maldives National Defense Force, il corpo di Benedetti è stato individuato nella seconda di tre cavità collegate tra loro. Gli investigatori ritengono che gli altri quattro italiani possano trovarsi nella terza parte del sistema di cunicoli, a circa 60 metri di profondità. Le condizioni del mare hanno però costretto più volte i soccorritori a interrompere le immersioni. Pioggia intensa, vento forte e onde elevate hanno reso quasi impossibile lavorare in sicurezza. Anche la stessa imbarcazione da cui il gruppo era partito non è riuscita a rientrare immediatamente nel porto di Malé. A bordo si trovavano altri venti italiani, tutti rimasti illesi ma profondamente provati da quanto accaduto.
La scelta di affidare la missione ai tre specialisti finlandesi non è casuale. Sami Paakkarinen e Patrik Grönqvist sono considerati autentici punti di riferimento nel mondo delle immersioni estreme. Nel 2014 parteciparono a una spedizione in Norvegia all’interno delle grotte della Plurdalen Valley, un sistema sotterraneo che raggiunge profondità superiori ai 140 metri. Durante quella missione due sub persero la vita. Nonostante il divieto imposto dalle autorità norvegesi, i due finlandesi decisero mesi dopo di tornare nella grotta per recuperare i corpi dei compagni scomparsi. Un’impresa raccontata anche nel documentario “Diving into the Unknown”. Nel 2018 presero inoltre parte al celebre salvataggio dei dodici ragazzi thailandesi rimasti bloccati nella grotta di Tham Luang dopo un’inondazione, operazione che attirò l’attenzione dell’intero pianeta. Secondo Laura Marroni, Ceo di Dan Europe, i tre specialisti si trovavano in Svezia impegnati nell’esplorazione di miniere sommerse quando hanno ricevuto la richiesta di intervento. “Hanno detto subito sì”, ha spiegato al Corriere della Sera.
Arrivati alle Maldive, hanno effettuato immediatamente briefing tecnici con la guardia costiera locale e preparato le attrezzature necessarie, tra cui sofisticati rebreather a circuito chiuso, strumenti fondamentali per affrontare immersioni profonde e prolungate. A supportarli dalla superficie c’è anche un team internazionale composto da esperti della fondazione Dan, tra cui gli italiani Giuseppe D’Amato e Greta Marcelli. Le autorità maldiviane hanno definito l’operazione “ad altissimo rischio” sia per la profondità delle grotte sia per la conformazione estremamente complessa del sistema sommerso. Intanto le indagini proseguono su più fronti. Gli investigatori stanno verificando le condizioni meteo presenti al momento dell’immersione, il funzionamento delle bombole e il rispetto delle procedure di sicurezza prima della discesa in acqua. Alcuni testimoni presenti sulla “Duke of York” hanno raccontato che il mare appariva relativamente tranquillo e che la visibilità fosse considerata buona per quel tipo di attività. Proprio per questo resta difficile spiegare perché un gruppo di sub così esperti non sia riuscito a riemergere. Parallelamente, anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla vicenda e attende la documentazione proveniente dalle autorità locali. Nel frattempo il mondo della subacquea internazionale segue con apprensione ogni aggiornamento su una vicenda che continua a scuotere profondamente l’opinione pubblica e che potrebbe ancora riservare sviluppi decisivi nelle prossime ore.


