“È successo davvero”, Putin colpisce con il supermissile. E l’Europa adesso ha paura

Durante la notte tra l’8 e il 9 gennaio, l’Ucraina è stata teatro di un violento e massiccio attacco orchestrato dalle forze russe, che ha interessato diverse aree del Paese, con particolare insistenza sulla città di Leopoli, nell’ovest. Otto esplosioni quasi simultanee hanno illuminato il cielo notturno, senza rumore di motori o contraerea, un particolare che ha portato gli esperti a ipotizzare l’impiego di un missile balistico di nuova generazione.

L’ipotesi del missile Oreshnik

Secondo le autorità ucraine e fonti militari, Mosca avrebbe schierato il missile balistico a medio raggio Oreshnik, un’arma già impiegata una sola volta in passato contro la zona industriale di Dnipro. Le immagini riprese da telecamere di sicurezza mostrano una sequenza di bagliori multipli, compatibili con l’impatto di più ogive che colpiscono quasi simultaneamente. Questa arma è stata progettata per sfuggire alle difese aeree nemiche, grazie alla sua estrema velocità stimata fino a 13.000 chilometri orari, e può viaggiare con precisione su distanze di centinaia di chilometri.

La versione di Mosca

Il governo russo ha confermato ufficialmente l’attacco, definendolo come una risposta a un presunto raid ucraino contro una residenza del presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod. Secondo il Ministero della Difesa di Mosca, sono state utilizzate armi di precisione a lungo raggio, terrestri e navali, tra cui il sistema missilistico Oreshnik e droni d’attacco. Gli obiettivi colpiti includerebbero impianti di produzione di droni e infrastrutture energetiche considerate vitali per il supporto allo sforzo militare ucraino.

Colpita un’infrastruttura strategica vicino al confine polacco

Tra i bersagli principali dell’attacco si trova un grande impianto di stoccaggio e pompaggio del gas a Stry, a meno di 70 chilometri dal confine con la Polonia. La struttura, di fondamentale importanza per le importazioni di gas dall’Occidente e per l’alimentazione delle centrali termoelettriche ucraine, è stata colpita da uno o più missili durante la notte, provocando vasti incendi e un cielo colorato di viola, testimoni riferiscono di una scena apocalittica.

Una minaccia con implicazioni nucleari e geopolitiche

L’Oreshnik, le cui ogive non contengono esplosivi ma provocano distruzione attraverso la forza cinetica a velocità ipersoniche, è stato concepito come arma di deterrenza nucleare. La sua capacità di raggiungere tutte le capitali europee rappresenta un segnale chiaro per l’Europa, la NATO e gli Stati Uniti, accentuando la crescente tensione e il rischio di escalation nel conflitto.

Le recenti mosse di Mosca e le provocazioni

Due giorni prima dell’attacco a Leopoli, Vladimir Putin aveva annunciato una presunta “rappresaglia massiccia” in risposta a un presunto attacco con droni alla sua residenza di Valdai, episodio che Kiev ha smentito e di cui non ci sono conferme indipendenti. Da allora, l’intelligence ucraina segnala un accumulo di droni e missili nelle basi militari russe, pronti a essere impiegati in una risposta su larga scala. La stessa notte, circa 120 droni Shahed-Geran sono stati lanciati da più direzioni contro Kiev, causando incendi e danni a edifici residenziali. Inoltre, unità navali e sottomarini russi hanno colpito con missili Kalibr diverse zone ucraine, tra cui Kherson.

Il quadro di una guerra che si intensifica

Le notizie di questa lunga notte di fuoco e distruzione rappresentano un nuovo livello di escalation nel conflitto tra Russia e Ucraina, con implicazioni che potrebbero influenzare l’equilibrio geopolitico europeo e internazionale. Resta aperto il dibattito su quali saranno le prossime mosse delle parti coinvolte e sulle conseguenze a lungo termine di questa escalation militare. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione, mentre si intensificano i segnali di una crisi destinata a proseguire e peggiorare nei mesi a venire.