Demenza, ecco l’indizio che rivela la malattia: controlla il sonno

La demenza senile è una condizione che comporta un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, come la memoria, il pensiero, la comprensione e la capacità di orientamento nel tempo e nello spazio. Sebbene sia più comune nelle persone anziane, non è considerata una parte normale del processo di invecchiamento.

Diverse forme di demenza esistono, ma la più diffusa è l’Alzheimer, seguita dalla demenza vascolare, dalla demenza a corpi di Lewy e dalla demenza frontotemporale. Le cause della demenza senile sono molteplici e dipendono dalla tipologia di demenza in questione.

In alcuni casi, la demenza può essere il risultato di patologie neurodegenerative o lesioni traumatiche al cervello. I sintomi della demenza senile variano a seconda della persona e della gravità della patologia, ma generalmente includono difficoltà nella memoria a breve termine, come dimenticare eventi recenti o appuntamenti, e nel linguaggio, come la difficoltà a trovare le parole giuste.

Attualmente non esiste una cura definitiva per la demenza senile, ma esistono trattamenti che possono aiutare a gestire i sintomi. Inoltre, la terapia cognitivo-comportamentale e altre forme di supporto psicologico possono contribuire a mantenere la qualità della vita del paziente.

Oltre ai trattamenti medici, un cambiamento nello stile di vita può svolgere un ruolo cruciale nella gestione della demenza senile. Quali indizi possono far presagire questa patologia? Vi sorprenderà sapere che il sonno svolge una funzione molto importante in tal senso. Cosa bisogna controllare?

Uno studio condotto dall’Università della California ha sollevato preoccupazioni riguardo alla sonnolenza diurna nelle donne anziane, suggerendo che questo sintomo potrebbe essere un segnale di demenza latente, nonostante una quantità di sonno notturno apparentemente sufficiente. La ricerca ha trovato un legame tra la sonnolenza durante il giorno e un aumento del rischio di sviluppare demenza, in particolare nelle donne di età superiore agli ottant’anni.

Sebbene un buon riposo notturno, della durata di circa 8 ore, sia generalmente considerato un fattore benefico per il benessere psicofisico, l’indagine ha dimostrato che in alcuni casi il riposo può non essere sufficiente a evitare sintomi di torpore e sonnolenza. Il dottor Yue Leng, epidemiologo e uno degli autori dello studio, ha sottolineato che le difficoltà legate al sonno potrebbero essere strettamente collegate all’invecchiamento cognitivo.

Secondo la sua ricerca, i disturbi del sonno potrebbero agire come un indicatore precoce o addirittura come un fattore di rischio per la demenza nelle donne anziane. L’indagine si è basata su una ricerca condotta tra il 1986 e il 1988, focalizzandosi su donne con età superiore ai 65 anni, che inizialmente avevano partecipato a uno studio sulle fratture osteoporotiche.

Utilizzando actigrafi, dispositivi indossabili che monitorano i movimenti durante il sonno, i ricercatori hanno osservato che un terzo delle partecipanti ha sperimentato un calo della qualità del sonno, mentre il 21% ha mostrato un aumento della sonnolenza. Più preoccupante, oltre il 22% delle donne ha sviluppato un deterioramento cognitivo nei cinque anni successivi allo studio, e il 13% ha sviluppato una forma di demenza.

Questi risultati suggeriscono che monitorare i disturbi del sonno, soprattutto nelle donne anziane, potrebbe aiutare a identificare precocemente coloro che sono a rischio di sviluppare malattie neurodegenerative come la demenza.4o mini