Se volete capire più a fondo il fiume di gente che nelle urne dello scorso 21 settembre ha scritto il nome di Luca Zaia sulle schede da imbucare nell’urna, non vi basterà analizzare il buon governo della Regione degli ultimi undici anni.

Se anche il popolo di sinistra si è spinto a riconfermarlo governatore è perché, da quando lo scorso febbraio è esplosa l’epidemia, il leghista non ha praticamente sbagliato una mossa. Prima c’è stato il “miracolo di Vo’ Euganeo”. Poi il tracciamento a tappeto dei contagi in tutto il Veneto. E ora l’implementazione dei controlli a tappeto con i test-fai-da-te. Una misura annunciata sabato pomeriggio durante il punto stampa sul coronavirus e già attiva in queste ore in tutta la regione.

Si parte con cinquemila test. Sembra poco ma non lo è. Quella che Zaia mette in campo è l’ennesima “rivoluzione” a un Sistema sanitario nazionale in difficoltà che il ministero della Salute non è riuscito a raddrizzare nonostante abbia avuto un’intera estate di “pausa” per correggere gli errori fatti durante la prima fase. Il tracciamento, ormai è sotto gli occhi di tutti, è andato a farsi benedire e il Comitato tecnico scientifico non riesce a più a star dietro ai campanelli d’allarme suonati dalle Regioni.

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A poco a poco l’Italia si sta colorando di rosso e i tecnici del premier Giuseppe Conte non sanno più come contenere un contagio che è arrivato a macinare oltre 40mila nuovi casi ogni ventiquattr’ore. Ma mentre a Roma sembrano pietrificati dall’emergenza, in Veneto si sono dati una mossa e sono corsi a cercare una soluzione. Ai test auto-diagnostici Zaia pensava già da un po’ di tempo per ottenere uno screening di massa del territorio veneto aggirando così l’intasamento delle Asl. “Quando ne avevamo parlato le prime volte, ci davano degli sprovveduti”, ha rivelato sabato scorso in conferenza stampa. Ora, però, che anche il direttore aggiunto dell’Oms, Ranieri Guerra, ha dato il proprio imprimatur a questi test rivoluzionari e che presto saranno distribuiti in farmacia, probabilmente in molti inizieranno a ricredersi sulla strategia del governatore leghista.

A Otto e Mezzo Guerra li ha paragonati al test di gravidanza. I kit avranno al proprio interno test monouso simili a quelli per scoprire se si aspetta un bebè. L’Italia dovrà aspettare ancora un po’ per vedere questa sperimentazione applicata a tappeto. Il Veneto no. Ha già messo il turbo. Ancora una volta farà da apripista. Già ai primi di ottobre Zaia aveva dato mandato al proprio staff di metterci la testa. “È il momento di evolvere la nostra capacità ci screening di massa e su questo il dottor Roberto Rigoli a Treviso sta facendo il possibile”, aveva annunciato lo scorso 10 ottobre in una diretta Facebook.

In quelle ore Rigoli, che è a capo del laboratorio di microbiologia di Treviso, stava infatti sperimentando i test-fai-da-te che si era fatto arrivare dall’estero con l’intenzione di usarli su tutto il territorio regionale dopo averne testato l’effettiva efficacia. Ora l’obiettivo è di accostare, almeno nella prima fase di sperimentazione, il test-fai-da-te al tampone molecolare. Una volta elaborato uno studio completo, i dati saranno sottoposti al via libera dell’Istituto superiore di sanità.

ilgiornale.it

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