Crans-Montana, chi era Giovanni Putelli deceduto tra i ragazzi, lui che ragazzo non era più e perché non se ne parla

Nelle prime ore del 1º gennaio 2026, un incendio gravissimo è divampato all’interno del bar Le Constellation, locale molto frequentato durante i festeggiamenti di Capodanno nella rinomata località sciistica svizzera di Crans‑Montana. La combustione si è propagata con estrema rapidità, coinvolgendo molte delle persone presenti e trasformando una serata di festa in uno dei peggiori casi di cronaca recenti nella regione alpina.

Secondo le autorità cantonali di Valais, l’incendio ha causato il decesso di circa 40 persone,  e il ferimento di oltre 100 individui, molti dei quali in condizioni gravi. Ad essere coinvolti sono stati cittadini di diverse nazionalità, con un’ampia presenza di giovani e giovanissimi tra i presenti quella notte nel locale.

A Crans‑Montana e nelle città delle famiglie colpite si sono svolti marci silenziose e momenti commemorativi per rendere omaggio ai ragazzi che hanno perso la vita, con centinaia di persone presenti. Le autorità hanno anche osservato un giorno nazionale di lutto, segnalando l’impatto emotivo profondo dell’evento sulla comunità locale e internazionale.

La magistratura svizzera ha aperto un’inchiesta penale per fare luce sulle cause dell’incendio e sulle eventuali responsabilità. Le indagini si concentrano sulle condizioni di sicurezza del locale — oggetto di verifiche carenti negli anni precedenti — e su possibili errori nella gestione degli spazi e delle misure antincendio.

I familiari dei ragazzi hanno presentato denunce formali, chiedendo che si accertino tutte le responsabilità. Tra le vittime non c’erano solo ragazzi. Spicca il nome di Giovanni Putelli, 39enne eroe che purtroppo non ce l’ha fatta. “Addio eroe…”

È un dramma che ha colpito la comunità di Crans-Montana e chi lo conosceva: Giovanni Putelli, 39 anni, ha perso la vita nell’incendio che ha devastato una struttura della località svizzera. Padre di due bambini di 3 e 5 anni, Giovanni si era trasferito da tre anni in Svizzera, lasciando l’Italia e il suo passato alle spalle per costruirsi un futuro nei casinò della regione.

Quel giorno, era nel suo giorno libero. Secondo le ricostruzioni, si trovava al bar situato sopra la sala principale quando il fuoco ha iniziato a propagarsi. Spinto dall’istinto di aiutare gli altri, Giovanni avrebbe cercato di scendere per soccorrere chi era in difficoltà. È possibile che sia riuscito a mettere in salvo alcune persone, ma non è riuscito a salvarsi.

La sua triste fine ha lasciato un vuoto incolmabile tra familiari, amici e colleghi. La notizia ha scosso profondamente la sua famiglia. La sorella ha tentato di rintracciarlo attraverso i social network, cercando disperatamente un segnale, una conferma della sua sopravvivenza. Ma, di fronte al silenzio, la realtà è divenuta chiara. Il fratello Angelo ha espresso il cordoglio della famiglia con poche parole, cariche di emozione: “Grazie per l’affetto e la vicinanza che ci avete donato“.

Chi conosceva Giovanni lo ricorda come un uomo generoso e instancabile, pronto a mettersi al servizio degli altri, anche a rischio della propria vita. La sua scelta di trasferirsi all’estero, lasciare il lavoro e l’Italia, era motivata dalla volontà di garantire un futuro migliore ai suoi figli, senza immaginare che il destino gli avrebbe riservato una fine così tragica. La comunità locale e chi ha avuto modo di incrociare il suo cammino ne celebra ora il coraggio e la dedizione.

L’eroismo di Giovanni, che ha anteposto la sicurezza degli altri alla propria, resta un esempio doloroso ma significativo di altruismo. La sua scomparsa lascia un segno indelebile nella memoria di chi l’ha conosciuto e nei cuori dei suoi bambini, troppo piccoli per comprendere pienamente la portata della perdita.