Covid, spunta ora il pasticcio di Giuseppe Conte. Il documento che lo inchioda
I confini etici e procedurali che regolano le decisioni delle autorità regolatorie durante le grandi emergenze sanitarie continuano a sollevare interrogativi cruciali. Quando la burocrazia interna incrocia lo sviluppo scientifico nazionale, il confine tra l’applicazione delle norme e la necessità di interventi tempestivi a tutela dei più fragili diventa labilissimo. Oggi, l’analisi dei flussi documentali e delle testimonianze ufficiali depositate presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid apre un capitolo politico e giudiziario scottante sulla gestione della seconda ondata in Italia. Al centro del caso, il rifiuto di una fornitura gratuita di terapie che avrebbero potuto salvare migliaia di vite.
Il “No” burocratico alle 10mila dosi gratuite
I documenti portano la data del 13 ottobre 2020. In quei giorni drammatici, segnati dall’impennata dei contagi della seconda ondata, l’allora Direttore Generale dell’Aifa, Nicola Magrini, rispondeva con una lettera formale al luminare Guido Silvestri della Emory University. Silvestri stava facendo da intermediario per un’offerta straordinaria: 10.000 dosi gratuite di anticorpi monoclonali messe a disposizione dal colosso farmaceutico statunitense Eli Lilly.
Nella missiva, Magrini chiariva i paletti formali dell’agenzia, trincerandosi dietro tre sole strade percorribili:
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L’avvio di un trial clinico randomizzato.
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L’uso compassionevole.
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L’inserimento in una lista di farmaci approvati per il Servizio Sanitario Nazionale.
Nonostante le opzioni sul tavolo, la donazione sfumò definitivamente dopo un vertice ministeriale a cui partecipò anche Giuseppe Ippolito, all’epoca direttore scientifico dello Spallanzani.
L’ombra del conflitto d’interessi: «Volevano salvaguardare un business futuro»
La reazione del mondo scientifico di fronte al muro alzato dalle istituzioni italiane fu di profonda frustrazione. In una mail riservata inviata ai colleghi Ranieri Guerra e Gianni Rezza, lo stesso Silvestri si sfogò duramente, puntando il dito contro le posizioni emerse nel vertice con il ministero:
«Ho riflettuto molto sul comportamento di Ippolito… Andrea Antinori mi ha confermato non solo l’assurdità delle obiezioni “scientifiche” di Beppe all’uso degli anticorpi, ma anche il fatto che questo sabotaggio stia avvenendo per salvaguardare il business futuro di Rappuoli e Tls».
Il riferimento, pesantissimo, era ai progetti della Fondazione Toscana Life Sciences (Tls), un polo scientifico fortemente finanziato con soldi pubblici per sviluppare un farmaco analogo “made in Italy”. Un’operazione di sovranismo terapeutico che, nei fatti, congelò la soluzione americana. Il paradosso? Quei medesimi presidi terapeutici rifiutati gratis nell’autunno 2020 sarebbero stati acquistati a caro prezzo dallo Stato italiano solo diversi mesi più tardi.
Palù alla Corte dei Conti: «Ortodossia assurda, i farmaci riducevano i ricoveri del 70%»
La tesi dell’insormontabile vincolo normativo – legata alla iniziale mancanza del via libera dell’Ema (l’ente regolatorio europeo) – è crollata nel febbraio 2021, quando l’Aifa ha infine autorizzato la somministrazione straordinaria dei monoclonali per i pazienti ad alto rischio.
Sulla vicenda è intervenuto in modo durissimo Giorgio Palù, subentrato successivamente alla guida dell’ente regolatorio nazionale: «I monoclonali, se somministrati in fase precoce, riducono i ricoveri del 70% e la mortalità in soggetti gracili. Appena arrivato all’Aifa mi sono battuto per introdurli in Italia. Ho trovato assurdo restituire le 10mila dosi offerte da Eli Lilly e l’ho detto chiaramente alla Corte dei Conti». Secondo Palù, in un momento di massima emergenza globale, quella rigida ortodossia burocratica non era affatto necessaria, data la disponibilità di strumenti giuridici d’urgenza.
Il nodo politico: le tempistiche del governo Conte-Speranza
Il caso si è rapidamente trasformato in uno scontro politico. La senatrice Antonella Zedda ha sollevato forti dubbi sulle tempistiche decisionali dell’allora governo guidato da Giuseppe Conte e dal ministro della Salute Roberto Speranza. Il sospetto dei commissari riguarda la concomitanza temporale tra il rifiuto dei farmaci americani e gli ingenti stanziamenti ministeriali decisi dall’allora titolare dell’Economia, Roberto Gualtieri, proprio a favore dei laboratori di Toscana Life Sciences.
I nodi irrisolti di questa stagione complessa rimangono ora al centro delle prossime audizioni parlamentari. Le opposizioni, tra cui l’onorevole Ylenia Zambito, saranno chiamate a valutare le precise responsabilità dietro a decisioni tecnocratiche che, nel momento più acuto della seconda ondata, hanno privato la popolazione più vulnerabile di un fondamentale strumento di difesa.