Giuseppe Conte, ospite di Eurochocolate a Perugia, parla del voto in Umbria. E a una settimana dall’apertura delle urne, quello che dice vale più di tutti i sondaggi. Conte già sa che l’Umbria per loro è persa. E così mette le mani avanti: “Il voto in Umbria non può essere un test per il Governo. Con tutto il rispetto per la popolazione umbra, popolazione che è pari a quella della provincia di Lecce, non può essere determinante per le sorti del Governo”.

Conte parla già come un perdente, come un premier che intende minimizzare il responso elettorale. Eppure hanno tentato di tutto per arginare la frana che sta per travolgerli. Un accordo in extremis tra M5S e Pd che in tanti, nella base grillina, non hanno digerito.

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Conte spaventato dai sondaggi?
Ora, sondaggi alla mano, scoprono che l’Umbria non sarebbe un test per il governo. Ora dicono che quel voto non è importante né significativo. E’ la solita tiritera della sinistra contro la sovranità popolare. E gli umbri non hanno digerito molto bene le parole del presidente del Consiglio.

Non è da meno il vicepresidente dell’Europarlamento Fabio Massimo Castaldo, del M5S. “Quello dell’Umbria – dice – è un test importante che bisogna, da un lato sottolineare ma, allo stesso tempo relativizzare. È un test figlio di una situazione molto particolare nella quale si è cercato di esprimere un’eccellenza come Bianconi al vertice di una sintesi programmatica tra più forze, per dare un’alternativa civica di sostanza e di competenza a una regione che ha bisogno di discontinuità”.

Non la pensa così Matteo Salvini che da Todi manda a dire che il voto umbro sarà una lezione di democrazia per Di Maio e Zingaretti. Un’immersione nella vita vera, perché solo in Italia chi perde, invece di andare a casa, va al governo del Paese. La città di Todi, con la vittoria del centrodestra, è

stato il Comune che ha fatto da “apripista” alle successive conquiste leghiste degli altri comuni umbri.

secoloditalia.it

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