Con Salvini più espulsioni che sbarchi: è la prima volta


Il 2019 è il primo anno in cui le espulsioni superano gli arrivi. Abbiamo cominciato bene”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il Commissario Ue per l’Immigrazione Dimitris Avramopoulos.

In realtà, il trend era già iniziato negli ultimi mesi dell’anno scorso.

Ma è comunque la prima volta che l’anno inizia così. Storico.

Salvini ha spiegato che dall’inizio dell’anno ci sono stati 53 sbarchi a fronte di 840 avvenuti nello stesso periodo dell’anno scorso. Le espulsioni sono state invece 73.

Si inizia a svuotare la fogna. Ma con un ritmo tremendamente basso. Comprendiamo le difficoltà di ricostruire dal nulla un sistema di espulsioni inesistente con il PD: ma è tempo di espulsioni di massa.

Sull’incontro con Avramopoulos sui ricollocamenti, commenta il vicepremier, “sono pienamente soddisfatto delle parole, ora aspettiamo i fatti“.

“Figurarsi, per come siamo ospitali io e Giuseppe, se imponiamo qualcosa a qualcuno. Visto che ha Avramopoulos ha twittato ‘pieno sostegno’, giungete voi alle conclusioni. Se poi anziché 670″ gli immigrati ricollocati “saranno 569, ce ne faremo una ragione”, ha detto Salvini in merito a quando arriveranno in Italia i 15 clandestini della Sea Watch. Ovvero solo dopo la partenza dall’Italia dei clandestini promessi.

Dal canto suo, il premier Giuseppe Conte, ha ribadito: “Un’accoglienza indiscriminata equivale a una mancata integrazione. E’ una finta accoglienza. Terremo la posizione fino a quando i migranti saranno ripartiti tra i 27 paesi europei. Se l’Italia è lasciata sola, questa non è Europa e noi continueremo con la linea di massimo rigore”.

Noi dobbiamo continuare comunque su questa linea. Distribuirli non è la soluzione: respingerli in Africa lo è.

“L’Italia è un paese serio, non siamo ‘Alice nel paese delle meraviglie’, che anche altri mantengano gli impegni”, prosegue Conte nel corso della conferenza stampa. Sugli immigrati, “se si continua a tergiversare senza una via condivisa rischiamo di fare cadere l’edificio europeo“. E’ già caduto, ma ancora non lo sa.

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