“Chi ha ucciso Yara? Io dico che…”. Bossetti shock da Porta a Porta. Ha parlato

Il silenzio del carcere si rompe ancora una volta per dare spazio alla voce di Massimo Bossetti, l’uomo condannato in via definitiva all’ergastolo per uno dei delitti più atroci della cronaca italiana: l’omicidio di Yara Gambirasio. In un’intervista esclusiva concessa a Porta a Porta, l’ex carpentiere di Mapello torna a proclamare con forza la sua totale estraneità ai fatti, sfidando direttamente l’impianto accusatorio che lo ha portato dietro le sbarre.
Con uno sguardo fermo e parole cariche di tensione, ha ribadito: “Io so di avere la coscienza interiore più pulita. So di essere innocente, so di non aver commesso questo orribile, orrendo delitto e posso viaggiare a testa alta per guardare dritto negli occhi le persone”. Bossetti ha poi toccato le corde più intime del suo ruolo di padre, sostenendo che l’orrore di cui è accusato sarebbe stato incompatibile con la sua vita familiare: “Io non avrei mai potuto commettere un’atrocità del genere. Se avessi commesso una cosa del genere, le dico sinceramente che non avrei più avuto coraggio di andare a casa ad abbracciare i miei figli”.
Il punto nodale della difesa di Bossetti resta, oggi come allora, la prova regina: il DNA. Davanti alle telecamere, l’uomo ha lanciato un vero e proprio guanto di sfida alla giustizia italiana, chiedendo un nuovo accertamento scientifico che, a suo dire, risolverebbe ogni dubbio residuo. “Se me lo concedessero e venisse fuori che sono stato io, tacerò per sempre e mi chiudete a vita”, ha dichiarato a Bruno Vespa. Quando il conduttore ha incalzato Bossetti chiedendogli il motivo di una presunta congiura ai suoi danni, la risposta è stata laconica: “Bisognerebbe chiederlo a qualcuno. È semplice, per fugare il dubbio basta dimostrare l’accertamento di un semplice Dna e vediamo chi appartiene”. Ma la domanda più difficile resta quella sull’identità del vero colpevole, un interrogativo a cui Bossetti ha risposto con amara rassegnazione: “Questo vorrei saperlo anche io”.
L’intervista ha toccato anche i punti più controversi emersi dalle analisi informatiche sui suoi dispositivi. Bossetti ha ammesso la frequentazione di siti per adulti, ma ha negato categoricamente di aver mai cercato materiale pedopornografico o riferito a tredicenni. “Il mio tecnico ha ribadito che sono tutte ricerche prodotte in via automatico e non sono digitate da operatori umani”, ha spiegato, giustificando la comparsa di immagini moleste durante la navigazione come un fenomeno tecnico a lui estraneo. “Non posso spiegarlo, non riesco a spiegarlo perché, come ripeto, io sono negato a livello informatico”, ha concluso, nel tentativo di smontare il ritratto di un uomo ossessionato da giovani vittime.