Chi ha tradito Nichi Vendola? Il leader Avs tra delusione, veti e un sistema elettorale “bizzarro”

Una delusione pesante per Nichi Vendola e per l’intera “primavera pugliese”. L’ex governatore e simbolo storico della sinistra regionale resta fuori dal nuovo Consiglio regionale della Puglia, travolto da una serie di fattori che hanno contribuito a un risultato insoddisfacente e a una battuta d’arresto inattesa.
Il risultato elettorale ha evidenziato le fragilità di una coalizione ecologista e di sinistra, che si presentava con grandi aspettative ma si è scontrata con un meccanismo elettorale definito da molti “bizzarro”. Vendola, che aveva deciso di candidarsi in prima persona con l’obiettivo di trainare l’Alleanza Verdi-Sinistra, non è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 4%. I voti raccolti – 6.624 a Bari, 971 nella Bat e 2.128 nel Salento – non sono stati sufficienti a conquistare un seggio, lasciando l’ex governatore fuori dall’assemblea regionale.
Un dettaglio determinante, spiegato dallo stesso Vendola, riguarda il meccanismo di calcolo della soglia: essa si basa sui voti del candidato presidente e non sulle liste, un aspetto che ha penalizzato notevolmente la sua candidatura. Infatti, i 88mila voti in più ottenuti da Antonio Decaro rispetto alle liste hanno fatto schizzare il risultato di Avs sotto il 4%, impedendo l’accesso al Consiglio.
Il ruolo di Decaro e le tensioni interne Il neo governatore di Bari, Antonio Decaro, ha avuto un ruolo centrale nel risultato complessivo. La presenza di potenziali candidati di Avs nella sua lista civica ha indebolito ulteriormente la coalizione ecologista, creando una sorta di competizione interna e contribuendo alla frammentazione del voto. Alcuni nel partito riconoscono che a Vendola è stato chiesto troppo, e che forse non è stato sufficientemente protetto da eventuali tensioni interne.
Decaro, dal canto suo, ha commentato il sistema elettorale, evidenziando come “liste con pochi voti entrano e territori grandi sono penalizzati”, un problema strutturale già sollevato durante il suo mandato da sindaco di Bari. La legge elettorale pugliese, con le sue distorsioni, si conferma come uno degli ostacoli principali alla rappresentanza delle forze politiche più piccole e alle coalizioni più deboli.
Le difficoltà di Vendola e le polemiche Vendola ha affrontato la campagna con grande determinazione, nonostante un malore che lo ha costretto a fermarsi per due giorni e le polemiche legate al processo ex Ilva, in cui la Regione Puglia è parte civile. Questi fattori, secondo alcuni analisti, avrebbero potuto raffreddare parte dell’elettorato, contribuendo al risultato negativo.
Inoltre, un veto iniziale da parte di Decaro, che temeva tensioni interne qualora Vendola fosse entrato in Consiglio, ha complicato ulteriormente le cose. Veto poi superato, ma non senza frizioni, che hanno lasciato un segno nelle dinamiche interne alla coalizione.
Il futuro di Vendola e la riflessione sulla legge elettorale Nonostante la sconfitta, Vendola ha dichiarato di non voler abbandonare la scena politica: «È un risultato che dispiace ma non ci priva della determinazione di andare avanti». Ha anche sottolineato come il suo movimento abbia ottenuto 54mila voti “solo con la forza delle idee”, e ha auspicato una riforma della legge elettorale pugliese, ormai considerata necessaria per evitare che si ripetano situazioni simili.
Il risultato di questa tornata elettorale rappresenta, in definitiva, una chiara testimonianza delle fragilità strutturali di un sistema che penalizza le forze più piccole e favorisce le logiche di potere e di calcolo politico. Paradossalmente, proprio Nichi Vendola, che aveva tentato di riformare questa legge anni fa, si trova ora tra le principali vittime di un meccanismo che richiede urgentemente una revisione.
Il nuovo Consiglio regionale della Puglia si apre con un segnale di cambiamento, ma anche con la consapevolezza che il percorso verso una rappresentanza più equa e trasparente sarà ancora lungo. Per Vendola e per la sua coalizione, il futuro resta da scrivere, con la speranza di poter ripartire da questa esperienza per rafforzare il proprio ruolo e contribuire a una politica più giusta e partecipata.