In un angolo di corsia dove il tempo sembrava essersi fermato, un velo di normalità si è squarciato per lasciare spazio a una realtà difficile da accettare. Tra le mura dell’ospedale, il silenzio è diventato improvvisamente pesante, carico di una tensione che nessun monitor avrebbe potuto misurare. Per settimane, la speranza è stata l’unico appiglio per una famiglia che attendeva il segnale della rinascita, convinta che quel lungo viaggio verso la salvezza stesse per giungere al termine.
Invece, in quel contesto di attesa, qualcosa è andato storto in modo assurdo. Ciò che doveva essere un nuovo inizio si è trasformato in un cambiamento improvviso delle prospettive vitali, segnando l’inizio di un calvario fatto di macchinari e speranze ridotte al lumicino. Il destino di un bambino di soli due anni e mezzo è rimasto sospeso a un filo, mentre fuori dalla sala operatoria il mistero su quanto accaduto cominciava a farsi strada tra i corridoi.
L’eco di un colpo di scena tragico ha iniziato a circolare quando si è capito che l’organo destinato al piccolo non era nelle condizioni attese. Nonostante l’allerta, la procedura era già stata avviata, trascinando il piccolo paziente in un’emergenza vitale che nessuno era pronto ad affrontare.
Ora, mentre il dolore si trasforma in una richiesta di verità, emerge un’anomalia che rischia di compromettere l’intera ricerca della giustizia. Proprio quando i magistrati cercano di ricostruire ogni istante di quella notte, un vuoto inaspettato tra le carte ufficiali solleva dubbi inquietanti su ciò che è realmente accaduto durante l’operazione. Nella pagina successiva tutti i dettagli.
L’avvocato Francesco Petruzzi ha denunciato una grave mancanza dalla cartella clinica di Domenico, il bimbo di due anni morto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. In particolare, secondo il legale, mancherebbe il diario di perfusione, “ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato”.
All’appello mancherebbe un documento fondamentale: il diario di perfusione, ovvero il tracciato dettagliato della circolazione extracorporea che registra ogni singolo istante dell’intervento.Senza quel verbale cronologico, risulta impossibile stabilire con precisione il minutaggio degli eventi e capire perché si sia proceduto al trapianto nonostante l’organo, trasportato in un contenitore con ghiaccio secco, fosse stato compromesso da una temperatura inadeguata. I Carabinieri del Nas, su delega della Procura di Napoli, sono tornati nella struttura sanitaria per acquisire la documentazione mancante, mentre la posizione dei sei indagati, tra medici e paramedici, si aggrava in vista dell’esame autoptico.
Le indagini puntano a chiarire la gestione del trasporto dell’organo da Bolzano e le decisioni prese in sala operatoria quando è stato scoperto il danno irreversibile. Nel frattempo, i militari hanno già provveduto al sequestro dei cellulari del personale coinvolto per analizzare comunicazioni e messaggi scambiati durante le fasi critiche del calvario.

