Caso Garlasco, svolta a “Chi l’ha visto?”: la chiamata di Alberto Stasi al 118 era davanti alla caserma

A distanza di quasi diciotto anni dal tragico omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella tranquilla cittadina di Garlasco, emergono nuovi dettagli che riaccendono il mistero intorno a uno dei delitti più discussi della cronaca italiana. La puntata del programma “Chi l’ha visto?”, trasmessa mercoledì scorso, ha portato alla luce elementi inediti che potrebbero cambiare alcune certezze sulla tragica vicenda.

Il mistero della telefonata al 118: un dettaglio inatteso

Al centro di questa nuova indagine, un dettaglio riguardante la chiamata al 118 effettuata da Alberto Stasi, condannato per l’omicidio e ora in carcere con sentenza definitiva. Secondo il colonnello Gennaro Cassese, uno dei primi ad intervenire sul luogo del delitto, la telefonata non sarebbe partita da casa di Stasi come si era sempre sostenuto, ma direttamente davanti alla caserma dei carabinieri.

Cassese sostiene che la telefonata fosse “fredda, meccanica” e che, ascoltando l’analisi acustica della registrazione, si siano individuati due suoni metallici: uno all’apertura del cancello pedonale del presidio dei carabinieri e un altro, probabile, all’apertura della porta della caserma stessa. Inoltre, l’assenza di rumore ambientale, come traffico o vento, rafforzerebbe l’ipotesi che Stasi fosse già lì, in prossimità della caserma, prima ancora di chiamare il 118.

Questi dettagli, che contraddicono le testimonianze e le versioni fornite in tribunale, pongono dubbi sulla reale sequenza dei fatti e sulla tempistica di quella drammatica telefonata.

Il mistero del videogioco acceso: un’altra scena ancora da chiarire

Un ulteriore elemento che caratterizza questa intricata vicenda riguarda un video inedito di allora, mostrato durante la trasmissione, che ritraeva la casa dei Poggi con lo schermo televisivo acceso, apparentemente con una sequenza automatica di un videogioco fantasy. L’analisi degli esperti ha però sollevato nuovi interrogativi.

Innanzitutto, la presenza di una PlayStation 1 spenta, riconoscibile dall’assenza di LED accesi, e di una Nintendo GameCube, ha aperto a interpretazioni diverse: potrebbe essere che le immagini visualizzate siano eventi innescati da una sequenza predefinita, che si avvia da sola senza input, e che quindi siano casualmente comparsi sullo schermo.

Inoltre, le tre sedie disposte in modo insolito davanti alla televisione sono state analizzate, con l’ipotesi che potessero essere usate per sorreggere accessori di gaming, anche se le analisi effettuate hanno escluso un utilizzo recente della console. La conclusione degli esperti è che quei dispositivi e quelle immagini potrebbero essere stati parte di una scena preparata o rimasta invariata per ore, creando un’ambientazione insospettabile ma quanto mai sospetta.

Le trame di inganno e le parole di Stasi

A questa complessa matassa si aggiunge anche un intervento registrato di Stasi, risalente al 2007, in cui sostiene di non essere mai entrato in casa dopo l’arrivo dei militari. Tuttavia, recenti ricostruzioni e reportage di “Le Iene” hanno ipotizzato che l’incontro tra l’allora imputato e le forze dell’ordine potrebbe essere stato orchestrato come una “trappola” per incastrarlo, con alcune voci che indicano una collaborazione tra le autorità e alcuni soggetti non ancora identificati.

Ancora domande senza risposta

A 18 anni dal delitto, il caso Chiara Poggi continua a suscitare interrogativi e controversie. La versione ufficiale, che ha condannato Stasi e lo ha portato in carcere, si scontra con questi nuovi elementi e con le incongruenze sollevate nelle indagini e nelle analisi tecniche. La telefonata al 118 e le stranezze sulle console di gioco sono diventate simboli di una vicenda ancora tutta da chiarire, che mantiene accesi i riflettori su un omicidio che ha scosso la comunità di Garlasco e l’intera opinione pubblica.

Il futuro del caso