Capotreno ucciso a Bologna: “Alessandro un uomo gentile”. Identificato il presunto assassino: “È in fuga e pericoloso”
Bologna – È una serata che si trasforma in dramma quella di lunedì 2026, quando una tragica aggressione scuote la città emiliana. Poco prima delle 19, nel parcheggio riservato ai dipendenti della stazione centrale di viale Pietramellara, Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, viene colpito mortalmente al polmone da un’arma da fuoco. Non era in servizio al momento dell’attacco; per lui, nonostante i soccorsi immediati, non c’è stato nulla da fare. La scena si dipana in un’area non aperta al pubblico, sorvegliata da sistemi di videosorveglianza che hanno ripreso l’aggressore e consentito agli investigatori di iniziare le prime fasi delle indagini.
L’allarme viene dato da un collega di Italo che si era incamminato verso la propria auto nel piazzale viciniore. Sul luogo arrivano prontamente le forze dell’ordine: polizia ferroviaria, squadra mobile e medico legale, coordinati dal pm Michele Martorelli. Le prime ricognizioni e l’analisi delle telecamere hanno portato a identificare il sospettato: si tratta di Jelenic Marin, croato di 36 anni noto alle autorità per precedenti di strada e piccoli reati. La sua immagine, estratta dai filmati di sorveglianza, ha subito avviato una caccia all’uomo che si estende su tutto il territorio nazionale.
Caccia all’uomo: le ricerche e l’identikit
Grazie alla conoscenza approfondita della zona da parte della polizia ferroviaria, Marin è stato riconosciuto nel volto ripreso dalle telecamere. La sua figura, descritta come problematico e già coinvolto in episodi di microcriminalità, ha portato alla diffusione di un suo appello pubblico. Le autorità sospettano che abbia tentato di fuggire a bordo di un treno regionale – il 3930, in partenza da Bologna verso Milano – sfruttando la rete ferroviaria per allontanarsi rapidamente. La sua fuga ha alimentato l’allerta nelle principali stazioni del Nord Italia, con speciali controlli e verifiche su tutti i treni in transito.
Nella notte tra lunedì e martedì, l’intervento delle forze dell’ordine si intensifica a Piacenza, dove viene effettuato un blitz a bordo del treno sospettato. Nonostante le ricerche, Marin sembra essere disceso prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, forse a Fiorenzuola, in un tentativo di confondersi tra i pendolari e attraversare la regione senza lasciare tracce.
Al momento, Marin risulta ancora evaso e ritenuto estremamente pericoloso; le autorità continuano le ricerche, monitorando tutte le possibili vie di fuga e punti di accesso. La sua presenza a bordo del treno rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza pubblica, considerando il suo passato e i precedenti comportamenti.
Il ricordo di Alessandro Ambrosio
Alessandro Ambrosio, originario di Anzola dell’Emilia, si distingue come una figura rispettata e amata dal suo ambiente di lavoro e dalla comunità. Laureato in statistica, aveva scelto di intraprendere la carriera ferroviaria, seguendo le orme del padre e con un forte senso del servizio pubblico. Descritto come una persona gentile, tranquilla e dedita al lavoro, il suo sorriso e la sua professionalità erano un punto di riferimento tra colleghi e amici.
La sua morte ha aperto una ferita profonda nel tessuto sociale bolognese e nel mondo del trasporto ferroviario. Gli stessi colleghi hanno espresso sgomento e dolore, sottolineando l’assenza di segnali di violenza pregressa o comportamenti sospetti da parte della vittima.
Risposta politica e sul fronte della sicurezza
La tragedia di Bologna ha suscitato immediatamente reazioni politiche e istituzionali. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha espresso vicinanza alla famiglia e annunciato un rafforzamento delle misure di sicurezza nelle stazioni e sui treni, prevedendo di aumentare a 1.500 il numero di agenti di sicurezza impiegati dal gruppo Ferrovie dello Stato.
Anche le altre forze politiche si sono schierate: Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha definito l’accaduto “un dolore atroce, che investe tutta la comunità” e ha richiesto azioni concrete per garantire maggiori livelli di sicurezza nelle aree di passaggio. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha parlato di un “atto gravissimo” che richiede una riflessione profonda sul tema della sicurezza nei luoghi di transito e di lavoro.
Tra le domande più urgenti resta quella sulla vulnerabilità delle stazioni e sui sistemi di sorveglianza, che seppur presenti, non sono sempre sufficienti a prevenire episodi di violenza. La tragedia di Bologna rischia di diventare un monito sul bisogno di investimenti e di interventi efficaci per proteggere cittadini e operatori.
Resta alta l’attenzione delle autorità e della comunità, in attesa di catturare Marin e di fare piena luce sulla vicenda, in un contesto dove la sicurezza non può più essere considerata un optional. La città di Bologna si stringe nel dolore, ma anche nella speranza di giustizia e di un futuro più sicuro.