Bradiaritmie, la malattia che ha colpito le gemelle Kessler: i sintomi a cui prestare attenzione

A Grünwald, un tranquillo sobborgo immerso nel verde alle porte di Monaco di Baviera, la vita di tutti i giorni scorreva con la cadenza placida del fiume Isar che gli scorre accanto.

Sembrava l’immagine perfetta di un ritiro sereno.Per decenni, il velo di normalità ha protetto le due signore più famose d’Italia, le gemelle Kessler, rientrate in Germania nel lontano 1986 dopo aver lasciato il palcoscenico italiano al culmine del loro successo.

Nella loro casa descritta come uno specchio perfetto della loro unione, la routine era fatta di piccole, preziose abitudini. Si dedicavano al golf, facevano lunghe passeggiate lungo le rive dell’Isar e non perdevano uno spettacolo al teatro Komödie im Bayerischen Hof.

Ma nell’ombra di questa quotidianità elegante, per Ellen c’era stata la scoperta di una fragilità crescente, un segnale che il corpo non era più il meccanismo infallibile di un tempo. Proprio lo scorso agosto, aveva rivelato in un’intervista il danno inatteso: un pacemaker necessario e, poco dopo, la necessità di affrontare una serie continua di infusioni urinarie.

Questi sbalzi d’umore che la “buttavano giù” – una condizione mai sperimentata prima – avevano iniziato a disegnare un quadro di sofferenza che andava ben oltre il semplice invecchiamento.In quei mesi finali, solo un desiderio era rimasto in piedi, come un’ultima fiamma da accendere: un viaggio finale a Roma, la città che le aveva consacrate, un ultimo addio ai luoghi del trionfo.

Poi il ritorno nella quiete bavarese, il silenzio della casa che non era più soltanto un rifugio, ma il luogo scelto per una decisione assolutamente congiunta. Cosa ha sigillato l’epilogo, e quale forma ha preso questo gesto estremo, condiviso fino all’ultimo respiro? Che cosa era la bradiaritmia che avevano le gemelle?

L’allarme che suonava silenzioso nel corpo di una delle gemelle aveva un nome preciso: Bradicardia. Si tratta di un’aritmia cardiaca in cui il cuore, in stato di riposo, batte a una frequenza più lenta del normale, tipicamente scendendo sotto i 50-60 battiti per minuto.

Il ritmo rallentato, quasi letargico, del battito può derivare da una degenerazione del sistema elettrico naturale del cuore, in particolare del nodo del seno o delle vie di conduzione che regolano la cadenza. A volte, il fenomeno è fisiologico in atleti allenati, ma in contesti patologici i segnali sono chiari. I sintomi di questa forma patologica sono inequivocabili e possono includere, oltre al capogiro, anche l’affanno (dispnea), profonda fatica, dolore al petto e confusione mentale, talvolta portando allo svenimento (sincope).

È in queste manifestazioni che risiede il vero pericolo. Una bradicardia definita grave e patologica, se non trattata tempestivamente, può innescare complicanze severe, come l’insufficienza renale acuta, una pericolosa caduta della pressione sanguigna e, nello scenario peggiore, l’arresto cardiaco.

La risoluzione, per i casi più gravi, passa attraverso la medicina. Quando la situazione si fa critica, l’unica via per ripristinare un ritmo cardiaco stabile e scongiurare l’arresto è l’impianto di un pacemaker. Solo l’intervento tempestivo di un medico specialista può restituire al cuore la sua bussola e prevenire il peggio.

Anche per questo motivo una delle due gemelle rischiava di restare da sola e quindi anche da questa situazione delicata di salute è dipesa la loro volontà di andarsene insieme.