Bersani scende in campo, ecco a cosa punta. L’insulto: “I sovranisti sono stupidi”
Pierluigi Bersani torna sulla scena pubblica e lo fa a pochi passi da casa, a Monticello, nel Piacentino, in occasione dell’80esimo anniversario dello scontro partigiano del 16 aprile 1945. Una commemorazione della Resistenza che si trasforma in un intervento politico a tutto campo, tra memoria storica e riflessioni sull’attualità.
Sotto la statua del Valoroso, simbolo della battaglia in cui una trentina di partigiani ebbe la meglio su centinaia di nazifascisti, l’ex segretario del Partito Democratico richiama i valori fondanti della Repubblica, invitando a “avere fiducia ma anche consapevolezza di questa fase difficile che richiede militanza”. Un messaggio che lega direttamente il passato al presente, sottolineando come i principi nati dalla Resistenza siano oggi messi alla prova.
Nel suo discorso, Bersani ha ricordato il 1946 come un anno “luminoso” per l’Italia, evidenziando il valore di una Costituzione costruita autonomamente dal Paese dopo la guerra. Un riferimento non solo celebrativo, ma anche politico: secondo l’ex ministro, quel patrimonio di valori sarebbe oggi sotto pressione in un contesto internazionale sempre più instabile.
Da qui l’affondo contro quella che definisce la deriva della destra sovranista. Bersani non usa mezzi termini e accusa queste correnti di alimentare divisioni e di allontanarsi dallo spirito costituzionale. Il richiamo alla “militanza” diventa così un invito esplicito alla partecipazione attiva, in un momento che giudica delicato per la tenuta democratica.
Lo sguardo si allarga poi oltre i confini nazionali. Bersani denuncia una crisi più ampia dei principi delle democrazie occidentali, citando conflitti e tensioni internazionali: dalle guerre alle violazioni del diritto internazionale, fino ai massacri di civili. In questo quadro, definisce “demenziale e stupida” la crescita di sovranismi e nazionalismi, ritenuti incapaci di rispondere alle sfide globali.
Le sue parole suonano anche come una critica indiretta al governo guidato da Giorgia Meloni, spesso bersaglio delle sue prese di posizione pubbliche. Bersani si propone così come voce di riferimento per un’area progressista che, a suo giudizio, appare in cerca di identità tra opposizione e nuove alleanze.
Ma la giornata di Monticello ha riservato anche un elemento inatteso. Al termine dell’intervento, tra il pubblico sono partiti cori e incitamenti: “Torna in pista” e soprattutto “Ti vogliamo presidente della Repubblica”. Un segnale che, pur non commentato direttamente dall’ex leader, riaccende le ipotesi su un suo possibile ruolo futuro.
Il riferimento al Quirinale, ancora lontano nel tempo ma già presente nel dibattito politico, si intreccia così con il ritorno di una figura che conserva un forte peso simbolico nella sinistra italiana. In un contesto politico fluido, la figura di Bersani potrebbe tornare spendibile anche in chiave istituzionale.
Tra memoria della Resistenza e messaggi politici, da Monticello emerge quindi il ritratto di un protagonista che non sembra intenzionato a restare ai margini. Più che una candidatura, un segnale chiaro: Pierluigi Bersani è ancora in campo e osserva con attenzione una partita che potrebbe riaprirsi prima del previsto.
