Anna Bettozzi, “Lady Petrolio”: fine di un impero tra lusso, mafia e condanne

 La storia di Anna Bettozzi, nota come Lady Petrolio, rappresenta una delle vicende più clamorose e emblematiche della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi anni. Erede di un impero petrolifero e protagonista di un’escalation di lusso, traffici illeciti e crimine organizzato, Bettozzi ha visto il suo mondo crollare sotto il peso delle accuse e delle condanne definitive.

L’ascesa tra ville sfarzose e musica

Romana di nascita, con origini statunitensi, Bettozzi aveva iniziato la sua carriera come cantante, sotto il nome d’arte Ana Bettz. Con un background accademico in sociologia e collaborazioni con grandi produttori, aveva tentato di affermarsi nel mondo dello spettacolo, pubblicando album come Freedom (2003) e The One (2011). La sua vita, però, cambiò radicalmente dopo la morte del marito, quando si dedicò al settore immobiliare, distinguendosi per uno stile di vita ostentatamente glamour e pubblicità provocanti.

Ma dietro la facciata di donna di successo e di una presunta ereditiera, Bettozzi si immerse in un mondo oscuro di traffici illeciti legati al petrolio. La sua notorietà aumentò con l’inchiesta antimafia “Petrolmafie”, che smascherò una rete di contrabbando di carburante e di evasione fiscale condotta insieme ad affiliati della camorra.

Il soprannome e le attività criminali

Il nomignolo “Lady Petrolio” le fu attribuito proprio in virtù delle sue attività illecite nel settore del carburante. Ideò le “pompe bianche”, distributori di benzina senza marchio, che le permisero di evadere milioni di euro di IVA e di vendere carburante “in nero”. La sua rete di contrabbando si estendeva su scala internazionale, coinvolgendo società fittizie e conti nascosti.

Nel 2019, Bettozzi venne fermata alla frontiera di Ventimiglia a bordo di una Rolls Royce: i finanzieri scoprirono 300mila euro in contanti nascosti nell’auto e altri 1,4 milioni di euro in un albergo di Milano. La donna, allora 67enne, rappresentava un simbolo di doppia vita, alternando viaggi di lusso a operazioni criminali.

Il crollo e la condanna definitiva

Le indagini della Guardia di Finanza e della Direzione Distrettuale Antimafia portarono nel 2018 e nel 2021 all’arresto di Bettozzi, che si trovava ormai al centro di un sistema complesso di società fittizie e movimentazioni di denaro illecito. La magistratura dispose un maxi sequestro da 106 milioni di euro tra ville, orologi di lusso e opere d’arte, segnando la fine del suo impero economico.

Nel 2023, Anna Bettozzi è stata condannata in via definitiva a 11 anni e 6 mesi di reclusione per evasione fiscale, riciclaggio e corruzione con aggravante mafiosa. Attualmente, sta scontando la pena in carcere, dopo aver trascorso anni tra indagini, sequestri e arresti.

Un’eredità controversa

La parabola di Lady Petrolio rimane un esempio di come il desiderio di lusso e potere possa trascinare nel vortice della criminalità organizzata. La sua storia, fatta di successi e cadute, di glamour e illegalità, si è trasformata in un monito sulla pervasività delle mafie nel tessuto economico italiano.

Anna Bettozzi, una volta simbolo di opulenza e musica, oggi rappresenta la figura di una donna travolta dalle proprie ambizioni, lasciando un’eredità indelebile: quella di una regina del lusso diventata icona della corruzione e del crimine organizzato.