Allarme terapie intensive, 8 Regioni a rischio

Allarme terapie intensive, 8 Regioni a rischio

 

È allarme rosso in Italia per la disponibilità dei posti letto in terapia intensiva.

Si sta materializzando l’incubo più grande legato alla pandemia, che è quello della saturazione dei reparti di rianimazione.

Complice l’impennata di ricoveri registrata ieri (+203) l’Italia è entrata ufficialmente in zona «critica» per quanto riguarda il tasso di occupazione per Covid. Il ministero della Salute aveva fissato l’asticella al 30%, mentre gli ultimi dati hanno portato la media nazionale dal 29 al 31%, scavalcando quel paletto che non doveva essere superato. C’è il rischio concreto che il sistema non riesca a garantire il trattamento anche per i pazienti gravi non Covid.

I dati dell’Agenzia nazionale per i servizi Sanitari regionali aggiornati alle 17 di ieri davano la maglia nera alla Valle d’Aosta, dove la percentuale dei letti occupati nelle terapie intensive è addirittura del 66%, alla Provincia di Bolzano (51%) mentre in Umbria è del 49%, in Campania del 44% e in Lombardia del 45%.

A seguire Toscana (41%), Marche (37%), Piemonte (37%), Liguria (31%) mentre vicino al limite sono l’Emilia Romagna (27%), Abruzzo e Puglia (26%), Sardegna e Sicilia (25%), Provincia di Trento (24%), il Lazio (23%), il Friuli Venezia Giulia (22%) e il Molise (20%). In fondo alla classifica per posti occupati ci sono Veneto, Calabria e Basilicata (17%).

È chiaro che il sistema rischia di crollare presto se il trend Covid non inizierà a rallentare. Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano, ha parlato di una oggettiva «pressione sui pronto soccorso, sui ricoveri e sulle terapie intensive». «In questo momento – ha spiegato – c’è anche la fortuna di poter ricoverare soggetti in via precauzionale, avendo lo spazio per poter curare al meglio tutte le persone colpite. Si sente però l’affanno».

Pessimista il virologo Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia dell’università di Padova. «Quello che preoccupa è il numero di persone che ogni giorno va in rianimazione: si dice che abbiamo 7000 posti, ma i letti liberi per Covid saranno in realtà circa 2500». «Se c’è un incidente o si va incontro a infezioni gravi serve un posto in rianimazione – ha chiarito – e oggi ne abbiamo non più di mille per Covid, ad essere ottimisti. Se continua così son saturati».

I camici bianchi sono convinti che questa seconda ondata rischia di essere un Tsunami. «Il problema oggi – spiega il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli – riguarda la tenuta del sistema sanitario, perché l’occupazione progressiva dei posti da parte di malati da coronavirus riduce via via la possibilità di garantire cure agli altri. Andando avanti così, la situazione potrebbe sfuggirci di mano».

«I dati sono piuttosto allarmanti: nel giro di una settimana o poco più, non si sa letteralmente dove mettere le persone», fa eco il presidente dell’Ordine di Milano, Roberto Carlo Rossi. Di situazione ospedaliera drammatica parla anche il segretario Cimo Piemonte, Sebastiano Cavalli: «Le strutture sanitarie piemontesi sono al collasso, le terapie intensive sono tornate a essere intasate e presto occorrerà trovare soluzioni alternative per garantire la sicurezza di pazienti e medici».

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