Allarme nel Mediterraneo, due petroliere della flotta fantasma russa alla deriva

Il Mediterraneo occidentale si è trasformato in una zona rossa, un corridoio d’ombra dove navigano vere e proprie bombe ecologiche pronte a esplodere. Al centro dei timori internazionali ci sono le cosiddette “navi fantasma”, vecchie carrette del mare che cambiano continuamente bandiera e armatore per aggirare i controlli e contrabbandare l’oro nero del Cremlino. In questo momento, la tensione è alle stelle per due petroliere della flotta ombra russa che, colpite da avarie, sono rimaste a lungo alla deriva rifiutando ogni aiuto esterno per il timore di ispezioni e sequestri.
La prima unità sotto osservazione è la Progress, un colosso di 244 metri varato diciannove anni fa che trasporta 90 mila tonnellate di petrolio degli Urali. Mercoledì, mentre solcava le acque tra l’Algeria e la Sardegna, i suoi motori hanno smesso di battere. Giovedì mattina la situazione è precipitata: l’equipaggio ha dichiarato ufficialmente di “non avere più il controllo della nave”. Inserita nella lista nera delle sanzioni europee, la Progress ha cambiato nome due volte nell’ultimo anno, risultando oggi registrata a San Pietroburgo. Solo nelle ultime ore ha ripreso un moto lentissimo verso le coste algerine, scortata dall’ansia di un possibile disastro ambientale.