Alessia e i segni della mascherina: “Ho paura anche io, ma non vanificate i nostri sforzi”

Alessia e i segni della mascherina: “Ho paura anche io, ma non vanificate i nostri sforzi”

11 Marzo 2020 Off Di Admin

 

Una foto chiara, che parla, che non ha bisogno di commenti. E un appello accorato, sincero, ancora più forte perché arriva da lei che questa battaglia, questa guerra, la sta combattendo in prima persona, in trincea.

Lei è Alessia Bonari, una giovane infermiera che lavora in un ospedale di Milano e che martedì ha deciso di mostrare a tutti il volto – quello vero – della fatica della lotta al Coronavirus, che solo in Lombardia ha già fatto contare oltre 5mila contagi e più di 400 vittime.

La ragazza ha postato sul suo profilo Instagram una foto che racconta perfettamente la fatica sua, dei suoi colleghi e di tutti i medici che stanno sostenendo turni estenuanti e carichi di lavoro mostruosi. “Sono un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato”, le sue parole, accompagnate a un’immagine del suo viso con i lividi dovuti proprio alla mascherina e agli occhiali.

“Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà – scrive – di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post – il suo appello – è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile”, con un chiaro riferimento al decreto emanato dal governo che chiede a tutti – in sostanza – di non uscire di casa.

“Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena – conclude -. Devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore”.

milanotoday.it