Addio a Mimmo Liguoro, storico volto del Tg Rai: aveva 84 anni

C’è una di quelle notizie che arrivano in silenzio, nelle ore in cui tutto sembra immobile, e invece ti costringono a fermarti. Perché non riguarda solo una persona, ma un pezzo di storia dell’informazione italiana, una voce familiare che per anni ha accompagnato milioni di telespettatori.

È morto a 84 anni Mimmo Liguoro, storico giornalista e volto dei telegiornali della Rai. Il decesso è avvenuto nella notte a Roma, dove viveva da tempo.


 Una vita per il servizio pubblico

Originario di Torre del Greco, Liguoro non ha mai reciso il legame con la sua terra, pur avendo costruito la propria carriera nella capitale. Per decenni è stato una presenza autorevole nei telegiornali Rai, riconoscibile per lo stile sobrio, il tono misurato e la capacità di raccontare i fatti con equilibrio.

Ha attraversato stagioni diverse della televisione pubblica, contribuendo a definire un modello di giornalismo fondato su rigore, verifica delle fonti e rispetto per il pubblico. In un’epoca in cui l’informazione tende spesso alla spettacolarizzazione, Liguoro rappresentava un’idea più classica e istituzionale del mestiere.


 Il cordoglio del mondo del giornalismo

Alla diffusione della notizia, il mondo dell’informazione – in particolare quello campano – si è stretto attorno alla famiglia. Colleghi, ex collaboratori e professionisti del settore hanno ricordato la sua competenza e il suo stile elegante, sottolineando la coerenza professionale mantenuta fino alla fine.

Per molti telespettatori, Mimmo Liguoro non era solo un giornalista: era una presenza rassicurante, una voce credibile in momenti storici complessi, capace di raccontare crisi politiche, emergenze e grandi eventi con compostezza e chiarezza.


 Un’eredità di misura e professionalità

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo importante della storia della televisione pubblica italiana. Restano le immagini, le edizioni dei telegiornali, le cronache e soprattutto l’esempio di un modo di fare informazione che metteva al centro i fatti.

Un addio che pesa, perché non riguarda soltanto una carriera lunga e prestigiosa, ma un’idea di giornalismo costruita sulla credibilità.