PICCOLA KATA, È STATO UN EX OSPITE DELL’HOTEL, LE PROVE DAL DNA

 

Dov’è Kata, la bimba di 5 anni di origini peruviane di cui si sono perse le tracce sabato 10 giugno pomeriggio? Un interrogativo che, ad oggi, non ha trovato nessuna risposta. Parliamo di un autentico giallo per gli inquirenti, per i giornalisti, per chi, con trepidazione, sta seguendo la storia di questa piccola che sembra essere stata inghiottita nel nulla.

L’incubo si è materializzato quando la madre, rientrata da lavoro nello stabile, ex hotel Astor, in cui viveva con la sua bambina e il figlio maggiore, di 8 anni, non l’ha più trovata. E’ dallo stabile che è stato ribattezzato dalla cronaca “il palazzo dei misteri” che il giallo di Kataleya Alvarez parte. Ovviamente è da allora che i suoi genitori la cercano disperatamente, con numerosi appelli, senza alcun esito.

Più passa il tempo, più si teme, ovviamente, che possa esserle successo qualcosa di grave. Un caso che sta tenendo tutti, dagli inquirenti, agli italiani, sempre più in apprensione, dal momento che della bimba non sono state trovate tracce nel corso delle due maxi ispezioni, effettuate domenica 18 e lunedì 19 giugno dai reparti speciali dei carabinieri, che hanno passato al setaccio tutto lo stabile, in lungo e in largo, oltre alle zone limitrofe, persino nei cassonetti, nei tombini, nelle aree più irraggiungibili.

Piccola Kata, è stato un ex ospite dell’hotel, le prove dal DNA

Le ricerche accurate di Kata hanno portato ad una certezza: la bambina non è più nell’hotel, quindi chi l’ha rapita? Perché lo ha fatto? In che modo? E soprattutto, Kata è ancora viva o le è stato fatto del male? Domande legittime che, ad oggi, non trovano risposte.

Eppure, poco fa, si è iniziato a parlare di un ex ospite dell’hotel e di prove del Dna. Scopriamolo insieme nella seconda pagina del nostro articolo, dato il fortissimo clamore mediatico della scomparsa di Kataleya.

E’ dall’hotel che comuque parte il giallo di Kataleya Alvarez. Qualsiasi cosa sia accaduta alla piccola, colui o colei che l’hanno portata via, non è fuggito dall’Italia. Ed è nel nostro Paese che lo si cerca, inchiodandolo on la prova suprema. ossia grazie agli esami e alla comparazioni dei Dna, prima che sia troppo tardi, ossia che possa fuggire in uno dei paesi d’origine degli ormai ex occupanti dello stabile,ex hotel Astor in cui Kata viveva con la sua famiglia.

Si tratta di Perù e Romania, stabile in cui vi era uno strano e pericoloso giro tra droga, racket degli affitti, abusi, prevaricazioni, svariati atti di violenza. Il Dna è stato raccolto secondo lo ‘schema’ tecnico genetico tra una platea ridotta, un microcosmo comunque importante: circa 150 persone tra adulti e bambini, oltre ad eventuali ’ospiti’ esterni. Il sostituto procuratore Christine Von Borries ha deciso di procedere al prelievo del Dna, prova suprema, prova volta ad incontrare il presunto o la presunta persona che ha potuto rapire la piccola Kata. 

I carabinieri, in una nota, hanno fatto delle prudenti e doverose precisazioni: “Gli accertamenti sul Dna degli occupanti rientrano nelle normali attività investigative specifiche per le ricerche di persone scomparse, finalizzate semplicemente a cristallizzare la eventuale presenza di soggetti estranei agli occupanti dell’Astor rispetto ai reperti acquisiti durante i sopralluoghi”. Probabilmente ci sono indizi che potrebbero portare, con la prova del Dna, ad una svolta sul giallo di Kata.

Piccola Kata, è stato un ex ospite dell’hotel, le prove dal DNA

Per evitare che chi si è macchiato di un simile reato possa capire e darsi alla fuga fuori dal nostro Paese, per il momento vige il segreto istruttori. Si parla di qualcuno che, più di tutti, in questi giorni viene monitorato in modo oculato ma discreto. Diversi gli oggetti acquisiti dentro e fuori dallo stabile dei misteri, diverse le auto segnalate, con targhe e nominativi dei proprietari. Il tutto è nelle mani della Procura. Un lavoro meticoloso che procede a a ritmo serrato, a caccia di profili genetici da comparare con quello di Kata.

L’obiettivo? Collocare il soggetto sulla scena del crimine intercorsa tra l’ultimo avvistamento di Kata e l’allarme. In tutto questo complesso scenario vi è la certezza che i genitori di Kata siano i genitori biologici della piccola, quindi il movente del rapimento della bimba non è legato ad una paternità contesa. A provarlo, il Dna prelevato dallo spazzolino di Kataleya. Ad oggi è stato fatto tantissimo: raccolta di Dna, max ispezioni, ascolto di tante testimonianze, tra gli occupanti dello stabile, analisi delle videocamere di videosroveglianza.  La prova suprema, quella del Dna, che incastra il responsabile della scomparsa di Kata, viene ricercata in modo meticoloso e presto, potrebbe esserci una svolta.