MATTEO MESSINA DENARO, QUANTO GLI RESTA DA VIVERE
Matteo Messina Denaro, noto anche con i soprannomi U Siccu e Diabolik, 60 anni, di cui la metà vissuti da latitante, è stato arrestato dai carabinieri del Ros nella mattinata del 16 gennaio.
Da un anno, il superboss si sottoponeva a terapie nella clinica Maddalena. E’ stato il comandante Pasquale Angelosanto, dopo la cattura, a riferire questi dettagli, aggiungendo che si recava nella clinica palermitana di via San Lorenzo, sotto falso nome, quello di Andrea Bonafede.
Il 60enne, dunque, si trovava nella sua Sicilia, terra in cui è stato prima un giovane killer fidato della Cupola, per poi essere promosso ai vertici di Cosa nostra.
E’ stato l’ideatore delle stragi nelle sua Sicilia, così come la mente delle stragi di Roma, Firenze, Milano. Non ha mai tradito il credo della sua famiglia d’origine e della famiglia criminale, la sua seconda famiglia, in quanto, nel suo caso, coincidevano, dovendo sconfiggere lo Stato, considerato il loro nemico numero uno.
Eppure, anche dopo il suo arresto, che dovrebbe rassicurare non solo Castelvetrano e la Sicilia, ma l’Italia intera, le preoccupazioni sono tante. Vediamo perché.

Il boss è stato arrestato nella clinica Maddalena, dove era in cura da un anno, per via del tumore al colon con metastasi epatiche. Vi si recava per sottoporsi a cicli periodici di chemioterapia. L’Ansa, il 16 gennaio, giorno della sua cattura, ha scritto che il mafioso aveva già fatto il tampone e aspettava gli altri esami, prima di sottoporsi alla chemio.
Dopo la diagnosi di cancro al colon, il boss è stato operato presso l’ospedale Abele Ajello di Marsala, sino alla scoperta delle metastasi al fegato. Operato, si sottoponeva a cicli di chemio, una volta ogni sei mesi, alla Maddalena, clinica palermitana in cui è finito in manette. Occorre però fare un passo indietro nel tempo, in quanto la sua storia clinica è molto più complessa di quanto sembra.
Nel 1994 si sarebbe sottoposto, a Barcellona, presso una prestigiosa clinica oftalmica, a un intervento chirurgico alla retina. Da indagini investigative, alcuni anni fa, si è sottoposto a dialisi per un’insufficienza renale cronica. La preoccupazione comune è che non gli resti molto da vivere e che, pertanto, occorra interrogarlo al più presto, con la speranza che possa collaborare con la giustizia prima del trapasso.
Il tumore al colon che ha colpito Matteo Messina Denaro, è il secondo più frequente in Italia ed è anche il secondo più letale. A 5 anni dalla diagnosi è vivo il 65%. Sul Corriere della Sera è scritto: “la chemioterapia è un trattamento standard per prolungare la sopravvivenza e contrastare i sintomi della patologia. Viene di solito prescritta per diversi mesi e si possono aggiungere i cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare per prolungare il tempo a disposizione dei pazienti. A oggi la sopravvivenza di un paziente con cancro al colon retto metastatico può raggiungere in media 24-36 mesi”.
Il tumore del colon-retto, come tutti i tumori, è una conseguenza della crescita incontrollata di cellule. In questo caso, di quelle epiteliali della mucosa che riveste internamente la parte interna dell’intestino. I tumori dell’intestino nascono soprattutto nel colon e nel retto, quelli del colon sono quasi tre volte più frequenti dei tumori del retto. In base al tipo di tumore e alla sua manifestazione vengono scelte diverse terapie: chirurgia, radioterapia, chemioterapia o immunoterapia.