Ex Ilva, i grillini lasciano nel caos famiglie e industria: no agli emendamenti sullo scudo penale
Stop agli emendamenti sull’ex Ilva. La commissione Finanze della Camera ha dichiarato inammissibili le modifiche al decreto legge fiscale che avrebbero reintrodotto lo scudo penale per i reati ambientali. Una scelta in capo alla presidenza, nella mani della grillina Carla Ruocco, che di fatto impedisce al Parlamento di intervenire per districare il complesso caso Arcelor Mittal. La Ruocco si è giustificata sostenendo che “il tema dello scudo penale per l’Ilva è inammissibile per estraneità di materia”. Ma appare evidente che il tecnicismo nasconde tutte le difficoltà di una maggioranza lacerata e di un governo a un passo dalla crisi.
FdI presenterà ricorso: «Maggioranza irresponsabile»
“È un grande rammarico che siano stati dichiarati inammissibili tutti gli emendamenti che tentavano di reintrodurre lo scudo penale per Arcelor Mittal. Avrebbero tolto l’alibi della società per andarsene immediatamente”, ha commentato Giorgia Meloni. La leader di FdI è prima firmataria di un emendamento al riguardo proposto da Fabio Rampelli. “Il governo potrebbe intervenire con altri strumenti, come il decreto, ma noi continuiamo a chiedere il ripristino dello scudo. E torniamo a chiedere anche che l’Italia coinvolga l’Unione europea. La questione della siderurgia – ha sottolineato Meloni – è anche una questione europea e sarebbe un bene che a trattare con Arcelor Mittal l’Italia non fosse da sola”. È stato poi Rampelli a chiarire che FdI presenterà ricorso contro le scelte di “una maggioranza irresponsabile”. “In ballo – ha ricordato – ci sono circa 20mila posti di lavoro, oltre al futuro ambientale di Taranto e dei suoi cittadini e dell’acciaieria italiana”.
Lo scontro Gelmini-Ruocco sull’ex Ilva
Di una “decisione miope ed estremamente grave” della Ruocco ha parlato poi la capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, Mariastella Gelmini. L’esponente azzurra ha sottolineato che Pd, M5S e Leu “si comportano in modo irresponsabile e bloccano, senza alcun motivo, quello che poteva rappresentare un primo tassello utile per risolvere la crisi intorno all’acciaieria di Taranto”. “Hanno preferito scappare, lasciando nell’incertezza un’intera città, le famiglie di 15mila lavoratori e il comparto dell’industria siderurgica italiana”, ha aggiunto Gelmini, sottolineando che “questo governo non è adatto a guidare un grande Paese come l’Italia”. Parole, quelle della Gelmini, che devono aver colto nel segno, considerata la reazione furiosa della stessa Ruocco su Twitter. “Vergogna! Profonda indignazione per questa indecente speculazione politica sulla pelle dei cittadini di Taranto”, ha sostenuto la grillina, secondo la quale l’opposizione avrebbe presentato gli emendamenti “per fare un’indegna speculazione politica”.
Confindustria avverte: «Nessuno firmerebbe senza scudo»
Ma a chiedere con forza il ripristino dello scudo penale sono anche le forze produttive, non sono solo i partiti di centrodestra. “L’ipotesi più credibile è convocare l’azienda e capire quali solo gli strumenti anche per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali in merito agli esuberi, e rimettere lo scudo penale che è una determinate rilevante”, ha commentato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Nessuno – ha avvertito – andrebbe a firmare alcunché senza questo scudo penale, neanche i commissari”.
