Garlasco, la bomba di Milo Infante: “Il giorno che Chiara è morta Garofano era…”
Il caso di Garlasco torna al centro del dibattito televisivo e giudiziario. A È sempre Cartabianca, il programma condotto da Bianca Berlinguer su Retequattro, il delitto di Chiara Poggi è stato nuovamente affrontato alla luce delle ultime novità dell’inchiesta. Al centro della discussione sono finite soprattutto le attività investigative del 2007, le controanalisi effettuate sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e il ruolo degli uomini del Ris di Parma.
Tra gli ospiti della puntata c’erano Milo Infante, Piero Sansonetti e l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi. La trasmissione è arrivata pochi giorni dopo la nuova chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, che secondo la Procura di Pavia potrebbe ora andare incontro a una richiesta di rinvio a giudizio.
Milo Infante e il retroscena su Garofano
Durante il confronto, Milo Infante ha ricordato un episodio relativo ai primi giorni dell’inchiesta e all’allora comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano.
«All’indomani della morte di Chiara, quando sentimmo per la prima volta il generale Garofano, all’epoca solo colonnello, ci disse che era in vacanza», ha raccontato il giornalista.
Infante ha quindi aggiunto di ricordare che Garofano gli avrebbe detto di trovarsi in America, mentre nelle recenti ricostruzioni e testimonianze è emerso il riferimento al Brasile. Lo stesso Infante ha ricordato anche le difficoltà che, secondo quanto gli sarebbe stato riferito all’epoca, il Ris avrebbe incontrato nell’ottenere dalla pm Rosa Muscio l’autorizzazione a svolgere alcune analisi.
Il tema del ruolo di Garofano è tornato recentemente anche nelle audizioni della Procura di Pavia. Sentito come testimone, l’ex comandante del Ris ha dichiarato di non avere ricordi precisi su diversi passaggi relativi agli accertamenti del 2007, compreso il lavoro sui pedali della bicicletta.
Il giallo delle controanalisi sui pedali
Uno dei punti più delicati emersi nella nuova fase dell’inchiesta riguarda la bicicletta di Alberto Stasi.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Pavia e riportato nelle recenti cronache, il 19 settembre 2007 un’analisi aveva evidenziato un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi sul campione prelevato dai pedali. Il giorno successivo furono però effettuate ulteriori analisi sullo stesso materiale, che avrebbero dato esito negativo.
Queste due controanalisi, secondo gli atti e le ricostruzioni emerse nella nuova inchiesta, non risultarono inserite nel fascicolo processuale. La circostanza è stata indicata dalla Procura come uno degli elementi da approfondire per comprendere la gestione degli accertamenti scientifici dell’epoca.
La stessa trasmissione di Retequattro aveva annunciato il tema spiegando che le controanalisi del 2007 sui pedali erano risultate negative ma non erano comparse negli atti del processo che portò alla condanna di Stasi.
De Rensis: «Questa si chiama omissione»
Sul tema è intervenuto Antonio De Rensis, legale di Stasi, che ha definito la vicenda particolarmente grave.
«Ciò che ha fatto il colonnello Marino si chiama omissione», ha sostenuto l’avvocato durante il confronto televisivo, spiegando che, a suo giudizio, i risultati negativi avrebbero dovuto essere comunicati al pubblico ministero.
Secondo De Rensis, se quelle analisi fossero state conosciute dalla Procura nel 2007, gli investigatori avrebbero potuto compiere ulteriori accertamenti prima di procedere nei confronti di Stasi.
Si tratta della posizione della difesa, mentre la ricostruzione completa di quanto accaduto nel 2007 è oggi oggetto dei nuovi accertamenti della Procura di Pavia.
Anche Alberto Marino è stato recentemente ascoltato dai pm. Secondo quanto riferito da Sky TG24, Marino ha confermato l’esistenza delle due analisi negative e ha dichiarato di presumere di averne parlato con Garofano. Ha inoltre spiegato di aver effettuato le ulteriori analisi con l’obiettivo di approfondire il risultato precedente.
Garofano: «Non ho alcun ricordo preciso»
Anche la testimonianza di Luciano Garofano è finita sotto la lente degli investigatori.
Sentito dalla Procura di Pavia, l’ex comandante del Ris avrebbe risposto in più occasioni di non avere ricordi specifici sui passaggi relativi agli elettroferogrammi e agli accertamenti effettuati sui pedali.
Garofano ha comunque dichiarato che, in qualità di comandante del Ris, Marino lo avrebbe certamente informato degli sviluppi delle analisi, pur senza ricordare con precisione quando o in quale forma.
Il confronto tra le testimonianze dei diversi protagonisti del lavoro investigativo del 2007 rappresenta quindi uno dei fronti sui quali la Procura sta cercando di ricostruire con maggiore precisione la gestione delle prove scientifiche.
Dalle impronte al Dna: tutti gli elementi tornano sotto esame
La questione dei pedali non è l’unico elemento del vecchio impianto investigativo tornato sotto esame.
Nel nuovo fascicolo sono stati approfonditi anche altri reperti e accertamenti, tra cui l’impronta 33, le tracce biologiche sulle unghie di Chiara Poggi e altri elementi utilizzati nel corso delle indagini originarie.
La nuova inchiesta ha inoltre portato la Procura a contestare ad Andrea Sempio l’omicidio di Chiara Poggi, con l’aggravante della crudeltà e dell’odio verso la vittima. Tra gli elementi indicati dai pm figura anche una consulenza relativa alla compatibilità dell’impronta della scarpa con quella attribuita a Sempio.
Questo non significa, però, che le nuove contestazioni abbiano già prodotto un nuovo processo o una nuova condanna: la chiusura delle indagini precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio e le successive valutazioni dell’autorità giudiziaria.
Stasi e la possibile revisione
Parallelamente, la difesa di Alberto Stasi sta valutando la possibilità di chiedere la revisione della condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.
Per la difesa, le nuove informazioni sulle controanalisi dei pedali potrebbero rappresentare uno degli elementi da sottoporre alla valutazione giudiziaria. La revisione, tuttavia, richiede la presenza di elementi nuovi idonei a incidere sul giudicato e il suo eventuale accoglimento spetta agli organi giudiziari competenti.
Il caso si trova quindi davanti a due percorsi paralleli: da una parte la nuova inchiesta nei confronti di Sempio, arrivata alla chiusura delle indagini; dall’altra le iniziative della difesa di Stasi per valutare se esistano i presupposti per riaprire il procedimento che ha portato alla condanna definitiva.
Una vicenda investigativa ancora da ricostruire
A quasi vent’anni dall’omicidio, le nuove indagini stanno riportando sotto esame una serie di passaggi della prima fase investigativa. Le controanalisi sui pedali, le testimonianze degli ex appartenenti al Ris e gli altri accertamenti scientifici sono ora al centro di una ricostruzione che dovrà stabilire non soltanto quali risultati fossero stati ottenuti nel 2007, ma anche come e perché alcuni di quei dati non siano confluiti nel procedimento.
Il caso Garlasco resta dunque aperto sul piano investigativo, con la posizione di Andrea Sempio destinata a essere valutata dalla magistratura e con la difesa di Alberto Stasi che, parallelamente, esamina la possibilità di una revisione.
Le dichiarazioni televisive e le ricostruzioni emerse in questi giorni alimentano il dibattito pubblico, ma saranno gli atti giudiziari e le successive decisioni della magistratura a stabilire quale peso attribuire ai nuovi elementi emersi a distanza di quasi vent’anni.