Il punto di partenza è il dato certificato dall’Istat il 22 settembre: nel 2025 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è rimasto al 3,1% del Pil, mentre il saldo primario è salito allo 0,8%.
La cifra era particolarmente attesa perché una discesa sotto il 3% avrebbe consentito all’Italia di puntare all’uscita anticipata dalla procedura europea per deficit eccessivo.
Il dato, però, ha riacceso il confronto politico. Secondo il retroscena del Corriere della Sera, Meloni avrebbe contestato le previsioni dell’Istat e sostenuto che negli ultimi quattro anni l’istituto avrebbe commesso errori nelle stime.
Nella ricostruzione viene inoltre indicato uno scostamento complessivo di circa 11 miliardi di euro, collegato a maggiori spese emerse nella revisione dei conti. Tra queste figura il Superbonus, con una spesa 2025 di poco inferiore agli 8,4 miliardi indicati dall’Istat.
La conferma del 3,1% rende quindi più complesso il percorso verso l’uscita dalla procedura europea. Secondo il quadro governativo, il deficit dovrebbe invece scendere sotto il 3% nel 2026, al 2,9%, consentendo l’uscita dal 2027.
Nel frattempo, la vicenda economica si sovrappone a quella politica. Il Corriere riferisce che Meloni sarebbe pronta a dimettersi qualora dovesse saltare la legge elettorale, collegando dunque la prospettiva dell’addio a un preciso passaggio parlamentare.
La premier avrebbe infatti chiesto di accelerare l’esame dello Stabilicum, con l’obiettivo di arrivare alla conclusione dell’iter alla Camera entro il 5 ottobre.
La questione assume così un peso rilevante per gli equilibri della maggioranza. Per questo motivo, le dimissioni, secondo la ricostruzione pubblicata dal Corriere, rappresenterebbero solo un’ipotesi.


