Luca Mercalli avverte: “Non andate al mare…

L’estate 2026 continua a essere segnata da temperature elevate e condizioni atmosferiche estreme.

A preoccupare c’è una nuova minaccia che si sta insinuando subdolamente.

In particolare, c’è un fenomeno che sta interessando con crescente frequenza le zone costiere italiane.

Le sue caratteristiche sono legate anche a un elemento che domina il paesaggio estivo: il Mediterraneo.

E proprio da qui arriva l’allarme di Luca Mercalli. “Non andate al mare…”: Ma cosa sta accadendo davvero?

Le alte temperature di questa estate stanno modificando anche il modo in cui vengono vissute le ore notturne. In molte località, infatti, il caldo tende a rimanere presente a lungo dopo il tramonto, rendendo più difficile il normale abbassamento delle temperature.

È un aspetto che interessa soprattutto le aree costiere e che sta attirando l’attenzione degli esperti per le possibili conseguenze sul benessere delle persone. Il fenomeno ha una definizione precisa e viene osservato da tempo in diverse zone del Mediterraneo.

In questo scenario, anche il mare assume un ruolo importante, perché riesce ad accumulare una grande quantità di energia e a rilasciarla lentamente nell’ambiente circostante. È proprio il comportamento dell’acqua a spiegare parte di quanto sta accadendo sulle coste. Il mare, infatti, si riscalda più lentamente rispetto alla terraferma, ma una volta raggiunte temperature elevate tende a conservarle per un periodo prolungato.

Secondo i dati citati da Mercalli, il Mediterraneo si trova attualmente circa tre gradi sopra la media stagionale, con temperature elevate rilevate anche negli strati più profondi. Il climatologo Luca Mercalli parla delle cosiddette notti tropicali, quelle nelle quali la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi. In alcune aree costiere, tuttavia, si possono raggiungere valori di 25-27 gradi. «Il mare è un gigantesco volano termico», spiega Mercalli, sottolineando come l’acqua calda continui a influenzare l’aria anche durante la notte. Per il corpo umano, una minima di 27 gradi invece di 20 può rendere molto più difficile recuperare durante il sonno.

Da qui nasce il suggerimento destinato a far discutere: «Paradossalmente, sarebbe meglio non andare al mare d’estate, e andarci a maggio e giugno». L’idea non è rinunciare alle località balneari, ma scegliere periodi nei quali l’acqua è ancora meno calda e le notti risultano più favorevoli al riposo.