Germania, lo stupore di Meloni: il governo accusa le Ong tedesche

ROMA – Dopo le tensioni diplomatiche con Madrid, Giorgia Meloni cerca di evitare un nuovo fronte di scontro con la Germania di Friedrich Merz. Berlino, considerata da Palazzo Chigi un interlocutore importante e in parte vicino alla posizione italiana sul tema dell’immigrazione, ha però assunto una linea rigida sui cosiddetti movimenti secondari dei migranti.

Il governo tedesco vuole infatti che l’Italia e la Grecia accolgano nuovamente le persone che, dopo essere approdate nei due Paesi, hanno successivamente raggiunto la Germania. Una posizione che rischia di complicare i rapporti tra Roma e Berlino proprio mentre i due governi cercano una maggiore convergenza sulla politica migratoria europea.

Berlino: «I rientri devono essere operativi»

A confermare la posizione tedesca è stato il portavoce del ministero dell’Interno di Berlino, guidato dalla Csu.

«I rientri devono essere operativi, è una condizione imprescindibile», ha affermato il portavoce, sottolineando che la Germania si aspetta che i trasferimenti vengano effettuati «verso l’Italia e la Grecia».

Il riferimento è ai migranti che, dopo il primo ingresso nell’Unione europea, si sono spostati successivamente verso altri Stati membri. Con il nuovo quadro europeo sulla gestione della migrazione, il tema dei trasferimenti tra Paesi è destinato a diventare uno dei principali terreni di confronto.

La questione non riguarda soltanto Roma e Berlino. Anche Bruxelles ha richiamato gli Stati membri alla necessità di rendere effettivi i meccanismi di trasferimento.

Il richiamo della Commissione europea

La Commissione europea aveva già evidenziato le difficoltà nell’attuazione delle nuove regole. In un report inviato all’Eurocamera il 15 luglio, Bruxelles aveva segnalato che, dall’entrata in vigore del nuovo Patto sulla migrazione, otto Paesi avevano chiesto all’Italia di riaccogliere complessivamente dodici migranti, senza che nessun trasferimento fosse stato effettivamente completato.

La Commissione ha ricordato che lo Stato individuato come Paese di ricezione non può semplicemente rifiutare un trasferimento, ma deve eventualmente proporre una data alternativa.

Bruxelles ha quindi sollecitato i governi a rimuovere gli ostacoli che finora hanno impedito l’attuazione concreta dei trasferimenti.

La posizione di Roma

Per il governo italiano, però, il problema deve essere affrontato tenendo conto anche del principio di solidarietà europea.

Fonti del Viminale considerano superate le richieste relative ai cosiddetti “dublinanti” arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data indicata come spartiacque per l’applicazione delle nuove regole.

Il nodo più delicato riguarda ora proprio i casi precedenti all’entrata in vigore del nuovo sistema e, soprattutto, le modalità con cui dovranno essere gestiti i trasferimenti.

Roma sostiene infatti che, prima di procedere con i rientri, debba essere previsto un meccanismo di compensazione che tenga conto anche del peso sostenuto dall’Italia nella gestione degli sbarchi.

Il nodo delle Ong tedesche

La richiesta italiana riguarda in particolare i migranti soccorsi nel Mediterraneo da imbarcazioni di organizzazioni non governative battenti bandiera di altri Paesi europei.

Secondo la posizione sostenuta dal Viminale, una parte significativa di queste imbarcazioni sarebbe riconducibile a organizzazioni tedesche. Da qui la richiesta di inserire anche questo elemento nel confronto con Berlino.

La linea del governo italiano è quindi quella di evitare che il sistema dei trasferimenti venga applicato in modo unilaterale, senza considerare il contributo dei singoli Stati nella gestione dei flussi migratori.

Meloni tra Berlino e Bruxelles

La premier si trova così a dover gestire un equilibrio delicato. Da una parte, la Germania rappresenta un partner strategico per l’Italia e Merz è entrato nel gruppo di Paesi che, guidato da Italia e Danimarca, si confronta sulle politiche migratorie prima dei vertici europei.

Dall’altra, la posizione tedesca sui rimpatri rischia di creare una nuova frizione con Roma.

Negli ambienti di Fratelli d’Italia non mancano le critiche nei confronti del cancelliere tedesco. Secondo alcuni esponenti della maggioranza, la fermezza di Berlino sarebbe legata anche a esigenze di politica interna e alla necessità di contrastare l’avanzata dell’AfD.

Palazzo Chigi, tuttavia, sembra intenzionato a evitare uno scontro aperto e a mantenere il dialogo con Berlino.

Il caso della cittadina somala

Tra i dossier ancora aperti c’è anche quello di una cittadina somala arrivata in Assia il 31 marzo, per la quale era stato programmato un trasferimento in Italia il 19 agosto.

Secondo la posizione italiana, in questo caso non sussisterebbero le condizioni necessarie per procedere con il trasferimento.

Il caso rappresenta uno dei nodi che dovranno essere affrontati nel confronto tra Roma e Berlino, in un momento in cui l’Unione europea è chiamata a dare attuazione concreta alle nuove regole sulla gestione della migrazione.

La partita sui migranti, dunque, si sposta sempre più sul terreno dei rapporti tra gli Stati membri. Italia e Germania restano alleate nella ricerca di una politica europea più efficace, ma sulle modalità dei rimpatri e sulla distribuzione delle responsabilità le distanze non sembrano ancora colmate.