Mamma e figlia uccise dalla ricina, gli investigatori: “Ecco chi è stato”

Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Iersi e della figlia Sara Di Vita, decedute lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo essere state avvelenate con la ricina. Mentre gli inquirenti lavorano per chiarire come la sostanza tossica sia stata somministrata e da chi, l’inchiesta sembra avvicinarsi a un possibile punto di svolta.

Gli ultimi sviluppi sono stati illustrati nel corso della trasmissione Morning News, dove l’inviato Vincenzo Rubano ha riferito delle più recenti attività investigative davanti alla Questura di Campobasso.

Nuovi accertamenti e la frase attribuita agli investigatori

Secondo quanto riportato durante la trasmissione, nelle ultime ore la Polizia avrebbe convocato tre persone per nuovi accertamenti, mentre sabato sera sarebbe stata effettuata un’ispezione nel centro di Pietracatella.

Rubano ha inoltre riferito una frase attribuita a una fonte investigativa, precisando che si tratta di una dichiarazione non ufficiale: «Noi sappiamo chi ha ucciso Antonella e Sara, ma abbiamo bisogno di prove scientifiche. È solo questione di tempo».

Al momento, tuttavia, non risultano comunicazioni ufficiali da parte della Procura o delle forze dell’ordine che confermino questa valutazione.

La perizia: morte causata dalla ricina

Uno degli elementi centrali dell’inchiesta è rappresentato dalla perizia autoptica, un documento di circa 900 pagine già depositato presso la Procura di Larino.

Gli esami medico-legali hanno confermato che entrambe le donne sono decedute a causa dell’assunzione di dosi letali di ricina, una tossina altamente velenosa ricavata dai semi della pianta di ricino.

Secondo gli esperti, il veleno sarebbe stato ingerito tra il 23 e il 24 dicembre, verosimilmente per via orale. Resta ora da stabilire in quale alimento o bevanda sia stato somministrato e chi possa averlo fatto.

Le analisi del Robert Koch Institute

Per approfondire gli aspetti scientifici del caso, gli investigatori hanno affidato ulteriori accertamenti al Robert Koch Institute di Berlino, centro specializzato nello studio delle sostanze tossiche.

Gli esperti stanno analizzando campioni biologici e alimenti sequestrati durante le indagini, nel tentativo di ricostruire con precisione la provenienza della ricina e le modalità della contaminazione.

I risultati di queste analisi potrebbero rappresentare un elemento decisivo per consolidare il quadro probatorio.

Verifiche su cellulari e persone vicine alle vittime

Secondo quanto riferito nel programma televisivo, l’attenzione degli investigatori sarebbe concentrata su quattro persone. Allo stato attuale, però, non risultano comunicazioni ufficiali relative a iscrizioni nel registro degli indagati né contestazioni formali di reato.

Nei giorni scorsi sono state ascoltate diverse persone informate sui fatti, tra cui anche don Stefano Fracassi, parroco di Campobasso e confessore di Antonella Di Iersi, che potrebbe aver raccolto confidenze sul suo stato d’animo.

Parallelamente proseguono le verifiche tecniche sui telefoni cellulari per ricostruire gli spostamenti delle persone ritenute di interesse investigativo. Gli accertamenti riguardano anche l’area del Lago di Occhito, attraverso l’analisi delle celle telefoniche.

La pianta di ricino e il possibile movente

Nel corso del servizio è stata mostrata una piantagione spontanea di ricino individuata nei pressi del Lago di Occhito.

Secondo quanto emerso, la presenza della pianta nell’area dimostrerebbe che reperire la materia prima necessaria per ottenere la ricina potrebbe non essere particolarmente difficile.

Gli investigatori hanno inoltre esteso i sopralluoghi ad altri comuni della provincia di Campobasso, alla ricerca di ulteriori elementi utili all’inchiesta.

Per quanto riguarda il possibile movente, le verifiche si starebbero concentrando sull’ambito familiare o comunque su persone molto vicine alle due vittime. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi investigativa che non ha ancora trovato conferma in provvedimenti giudiziari.

Il ricordo del sindaco

Durante la trasmissione è intervenuto anche Gianfranco Paolucci, sindaco di Macchia Valfortore e proprietario della struttura sul Lago di Occhito dove Antonella Di Iersi e il marito Gianni celebrarono il ricevimento di nozze.

«Erano una coppia felice, che affrontava la vita con serenità. Li ho rivisti anche lo scorso anno durante una festa a Pietracatella e mi sono sembrati sereni», ha raccontato.

Riferendosi alla presenza del ricino nella zona, Paolucci ha spiegato che non si tratta di una coltivazione organizzata ma di una pianta spontanea, probabilmente presente da molti anni senza che la popolazione ne conoscesse la diffusione o le caratteristiche.

L’inchiesta prosegue ora tra analisi scientifiche, accertamenti tecnici e attività investigative. Saranno i prossimi riscontri di laboratorio e gli elementi raccolti dagli investigatori a stabilire se le ipotesi formulate finora potranno trasformarsi in prove utilizzabili sul piano giudiziario.