Le attività di ricerca proseguono tra tensione e massima attenzione, con gli investigatori impegnati a ricostruire ogni passaggio utile delle ultime ore in cui le due sorelle sono state avvistate. L’intero dispositivo di sicurezza resta attivo su un’area molto ampia, tra sentieri, rifugi e zone difficilmente accessibili.
In questo contesto si inseriscono anche le testimonianze raccolte nelle ultime ore, che contribuiscono a delineare un quadro ancora in evoluzione. Alcuni elementi, infatti, stanno spingendo gli inquirenti a non escludere alcuna possibilità, compresa quella di una pianificazione più articolata rispetto a un semplice allontanamento spontaneo.
Il punto centrale della svolta investigativa riguarda proprio le tracce digitali. Secondo quanto emerso, tre numeri di cellulare sono finiti sotto osservazione da parte degli inquirenti. Due schede telefoniche risultano inattive da circa 72 ore, ma i tabulati mostrano che avrebbero continuato a collegarsi alle celle di rete per diversi giorni dopo la scomparsa. Un dettaglio che ha immediatamente attirato l’attenzione degli investigatori.
Le verifiche hanno inoltre evidenziato che le due minorenni avrebbero avuto con sé almeno due dispositivi mobili, uno dei quali riconducibile a un familiare. Il segnale, inizialmente localizzato nell’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, si sarebbe poi interrotto improvvisamente nei giorni successivi, lasciando un vuoto informativo che complica le ricerche.
A contribuire al quadro anche le parole di un giovane vicino alle ragazze, identificato come Youssef, che ha riferito agli inquirenti la possibilità che le due avessero accesso a dispositivi non facilmente tracciabili e che potessero essersi spostate verso un luogo precedentemente organizzato. L’ipotesi, ancora tutta da verificare, apre scenari che includono anche la presenza di una possibile rete di supporto o di un rifugio temporaneo.
Nel frattempo, le operazioni sul campo non si fermano. Le squadre continuano a battere l’area montana, mentre gli investigatori incrociano dati tecnici e testimonianze per ricostruire una sequenza precisa degli eventi. Proprio da queste analisi, nelle ultime ore, sarebbe emersa quella che gli inquirenti definiscono “la prima traccia significativa”, un elemento che potrebbe indirizzare in modo diverso l’intera indagine e che ora viene sottoposto a ulteriori verifiche approfondite.


